Medici, la crisi è frutto dei tagli «Le assunzioni arrivano tardi»

«Sono dieci anni che lanciamo l’allarme: all’epoca facevamo i conti solo con le pensioni e con il ricambio generazionale, poi si è aggiunto il fenomeno della fuga dagli ospedali. Ormai siamo al collasso». Nessuno stupore nelle parole di Adriano Benazzato, sindacalista dell’Anaao, di fronte all’emergenza medici. Se oggi non ci sono abbastanza candidati, dice, non è certo perché i giovani medici sono scomparsi di punto in bianco.
Problema formazione
«Alla base del problema» spiega «c’è il fatto che mancano i medici specializzati, semplicemente perché i posti disponibili per la loro formazione sono, ormai da molto tempo, la metà del necessario. Negli ultimi anni sono stati banditi sempre 5mila posti circa, quando ne servirebbero 10mila». Poi si è aggiunto il fatto che molti neolaureati, di fronte alla prospettiva di non riuscire a trovare un posto fisso, hanno deciso di emigrare all’estero, dove invece i medici italiani sono richiestissimi. Nel frattempo la forbice si è allargata, fino alla situazione attuale su cui, come ricorda Benazzato, pesano tanti fattori: la mancanza di specialisti, l’età avanzata degli strutturati, le pensioni.
La quota cento di sicuro amplificherà il problema, e nel frattempo si lavora in condizioni tanto terribili che qualcuno decide di mollare. «Questa carenza di personale» continua il sindacalista «è la madre di tutti i problemi. I medici del Veneto continuano ad andare avanti in modo ammirevole, nonostante carichi di lavoro incredibili ed un milione di ore di lavoro regalate alle aziende sanitarie e alla Regione. Ma così non si può continuare: o si cambia musica o i reparti dovranno chiudere, a partire dalle strutture più piccole e meno centrali. Esistono delle normative europee sul numero massimo di ore lavorative, ed esiste anche un limite all’umana resistenza. Non si può chiedere ai medici di fare più di quanto stanno già facendo». A Padova la mancanza di personale si fa sentire in tutti i reparti, ma in alcuni le condizioni di lavoro sono particolarmente pesanti: «a Pediatria» spiega Benazzato «la situazione ospedaliera è catastrofica. E poi mancano anestesisti, medici di pronto soccorso non ne parliamo, tutte le figure chirurgiche. E sottolineo che la mancanza di anestesisti è gravissima: se c’è il chirurgo ma manca l’anestesista l’intervento non si fa».
Il problema esplode
Se ora la bolla sta per esplodere, insomma, è perché per troppo tempo non sono stati presi provvedimenti adeguati: «qui tutti scaricano la responsabilità su Roma e sul ministero degli Interni» dice Benazzato «come se la Regione e i direttori generali non avessero potuto far nulla. Certo c’è un problema nazionale, ma nel tempo si poteva fare molto: le assunzioni andavano fatte prima, le gravidanze dovevano essere sostituite e così anche le malattie prolungate. I direttori generali conoscono i numeri e negano il problema, quindi hanno piena responsabilità». I medici sono in stato di agitazione ormai da più di un anno, e presto torneranno a scioperare: «lo abbiamo già fatto» conclude Benazzato «e continueremo. Ora lo sciopero è solo sospeso, ma nel giro di pochi mesi i cittadini padovani toccheranno con mano le conseguenze della situazione in cui ci hanno ridotto». —
Silvia Quaranta
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