Fatture false, maxi frode da 25 milioni Blitz della Finanza con quattro arresti

Dodici misure cautelari, coinvolte 42 società: al centro dell'inchiesta l’azienda padovana Mg Group di Gianni Mingardo



Sistemavano gli impianti anti incendio dei tribunali, delle caserme, degli ospedali ma all’attività regolare di azienda sana della zona industriale di Padova ne affiancavano una occulta di fatture false e frode all’Erario. Facevano triangolare i soldi tra Slovenia, Slovacchia e Croazia con un giro vorticoso di carte false che però si trasformavano in soldi veri. Milioni di euro che consentivano a chi manovrava i fili di fare una vita da nababbo e all’azienda in questione di sbaragliare la concorrenza. Certo non era facile immaginare una simile realtà dietro l’attività della M.G. Group di via della Navigazione interna 72. Lavorare per carabinieri, guardia di finanza e polizia e poi applicarsi in modo scientifico per fargliela sotto il naso. Ieri mattina la Giustizia ha presentato il conto.

l’operazione

Tutto è partito da una verifica fiscale a questa M.G. Group, decisa sulla base di alcune preziose segnalazioni. I finanzieri del Gruppo di Padova, coordinati dal tenente colonnello Luca Lettere, dopo aver scoperto la frode da 25 milioni di euro cucinata ad arte dall’azienda padovana dal 2012 al 2018, hanno fatto scattare il blitz. Dodici misure cautelari sono state eseguite tra le province di Genova, Asti, Milano, Brescia, Trento, Venezia, Belluno, Rovigo, Treviso, Verona, Vicenza, Pordenone, Parma, Avellino e Lecce. Sono stati sequestrati otto milioni e mezzo di euro.

L’autorità giudiziaria contesta l’associazione per delinquere finalizzata alle frodi fiscali e al riciclaggio, con il coinvolgimento di ben 42 società.

il sistema

Tutto ruota attorno all’attività di questa azienda padovana specializzata nelle certificazioni anti incendio. Formalmente l’amministratore è il chioggiotto Raffaele Costa anche se poi erano altri a gestirla. Gianni Mingardo, 59 anni, di Abano, era il capo indiscusso insieme al vicentino Luigi Scudella che si avvaleva anche della collaborazione della moglie Silvia Marangon. Con loro c’erano il veneziano Dario Dozzi, esperto contabile e titolare di uno studio di contabilità nel centro storico di Venezia e un piccolo esercito di imprenditori che guidavano aziende fantasma, nella maggior parte dei casi nate con il solo scopo di produrre fatture false. C’era il veneziano Massimo De Silvestro e un altro volto noto di piazza San Marco come Ra Sfriso. A chiudere il nucleo fondante della “cricca” c’è il vicentino Pietro Papes. Tutti avevano già alle spalle reati di natura fiscale.

fatture false

Lo schema è quello delle frodi carosello all’Iva in cui una società “cartiera” ha il compito esclusivo di generare movimentazioni di beni, emettendo fatture per operazioni inesistenti per un lasso temporale limitato (circa 12 mesi), nell’arco del quale non vengono pagate le tasse. Le fatture emesse da questa società, gravate di Iva, venivano invece regolarmente annotate in contabilità dalle società clienti, formalmente acquirenti di beni “fantasma”, consentendo loro di dedurre costi inesistenti.

Le fatture false finora quantificate ammontano ad oltre 25 milioni. Una volta ottenuto il pagamento di queste le società cartiere provvedevano a svuotare i propri conti correnti con bonifici a favore di tre aziende estere con sede in Slovacchia, Croazia e Slovenia, tutte gestite dal sodalizio criminale e utilizzate come strumento per “riciclare” i proventi illeciti della frode. I capitali venivano fatti rientrare in Italia attraverso una serie di passaggi preparati ad arte per mascherarne la provenienza.

investimenti

La mole di denaro prodotta veniva usata in parte per comprare immobili di pregio e beni di lusso, in parte per consentire alla M.G. Group di essere competitiva. Con 15 dipendenti e con un fatturato da 7 milioni di euro aveva praticamente ammazzato il mercato. «Una concorrenza sleale», come fa notare il colonnello Fabio Dametto passando in rassegna tutti i clienti, tra cui 16 ospedali, 107 strutture scolastiche, i tribunali di Padova e Vicenza, l’aeroporto di Istrana, le Ferrovie dello Stato. L’elenco è lungo perché l’offerta presentata nelle gare d’appalto era sempre la più conveniente.

i sequestri

Sigilli anche per una Ferrari 599 usata da Gianni Mingardo, oltre che per due ville a Vicenza e Asiago. Secondo i militari delle Fiamme gialle il lavoro non è ancora concluso. Ci sono già altri filoni da sviluppare. —



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