Alloggi espropriati minacce e violenze 75 del Gramigna rischiano il processo

Due verità contrapposte. Da una parte i fautori del Comitato di lotta per la casa, quasi tre anni di occupazioni di appartamenti o interi stabili “espropriati” a privati o enti come Ater e Esu (Ente per il diritto allo studio universitario) per offrirli a chi non ha un tetto, tra cui diversi immigrati; dall’altra parte l’autorità giudiziaria che ha ricostruito un’altra storia di leggi non rispettate, di violenze travestite da espropri proletari, di battaglie tutt’altro che democratiche per occupare (illegittimamente) spazi altrui. Nessun rispetto neanche per le forze dell’ordine (agenti della Digos) o gli ufficiali giudiziari che, chiamati a intervenire nel caso di occupazioni abusive, sono stati minacciati, ostacolati, se non intimiditi nell’esercizio del loro lavoro.
processo in vista
Ora rischiano il processo in 75, molti militanti dell’ex Centro sociale Gramigna, ultima sede nell’ex Torrefazione Vescovi a Padova fino alla mattina del 6 ottobre scorso prima dello sgombero. A 11 persone, ritenute il nucleo di vertice, si contesta l’associazione a delinquere in seguito all’organizzazione del Comitato di lotta per la Casa che, in realtà, sarebbe stato costituito per mettere a segno occupazioni abusive come minacce e resistenze nei confronti degli ufficiali giudiziari nel tentativo di costringerli a non dare esecuzione a provvedimenti di sfratto. Si tratta di Andrea D’Amico, 28enne di Padova; dell’insegnante di matematica Maria Giachi, 30 di Padova; Riccardo Chincarini, 31 di Calliano (Trento); Francesca Calore, 29 di Abano; Francesco Pensabene, 30enne di Padova; Martin Freiberger, 29 originario di Bressanone; Francesca Vegro, 24 di Padova; Ludovico Faret, 30 di Soleminis (Cagliari); Andrea Scatamburlo, 45 di Padova e Stefano Minore, 28 di Schio (Vicenza). Gli altri 64 (a vario titolo) sono accusati di violenza, minacce aggravate e resistenza nei confronti di pubblici ufficiali, invasione di edifici, imbrattamento di cose. Alla Giachi si contesta pure l’invio di 36 sms alla vigilia degli sfratti per mettere insieme l’esercito di chi era pronto alle barricate: «Ciao ragazzi! Domani sfratto in via Umago 1 all’Arcella».
I fatti
Ieri udienza preliminare davanti al gup padovano Mariella Fino che ha respinto tutte le eccezioni sollevate dalle difese: si tornerà in aula il 20 gennaio per decidere sulla richiesta di spedire tutti a processo formulata dal pm Silvia Golin, titolare dell’inchiesta. Le intercettazioni sono state riconosciute valide nonostante alcuni legali abbiano tentato di farle togliere di mezzo. Il motivo? Erano state effettuate grazie alla normativa sulla criminalità organizzata non richiamata poi nella richiesta di rinvio a giudizio. Ma una ragione c’era, ha spiegato il pm: erano indagati esponenti del Gramigna già coinvolti nell’inchiesta sulle Nuove Brigate Rosse avviata nel 2007 dal pm milanese Ilda Boccassini con arresti in tre città italiane, oltre a Milano e Torino, anche a Padova. Tra questi, oltre ad Andrea Scantamburlo, anche il 39enne di Vigonza Massimiliano Toschi chiamato a rispondere di aver tentato (con altri) l’occupazione di una palazzina (disabitata) di proprietà dell’Esu in via Tartaglia 9 il 4 aprile 2015.
Gli sfratti al centro del braccio di ferro riguardano il periodo tra il 24 settembre 2014 e il 16 febbraio 2016 nelle vie Liberi, Zanchi, Varese, Duprè, Pindemonte , Umago, Berti, Piave (a Selvazzano), Armistizio, Bassano, Ampere, Avanzo,Segantini, Gerardo e Balan.
Ieri mattina, sotto la pioggia, uno striscione di protesta davanti al Palazzo di giustizia a sostegno dei 75 imputati. —
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