Ex imprenditore di San Giorgio in Bosco quinta vittima padovana del coronavirus

SAN GIORGIO IN BOSCO. Era un uomo forte, aveva giocato a carte con gli amici fino a pochi giorni fa, e non teneva mai il broncio. Egidio Toniolo aveva 93 anni, viveva a San Giorgio in Bosco, nella frazione di Sant'Anna Morosina, e in paese lo conoscevano tutti. È lui, nel Padovano, la quinta vittima del Covid-19; il dramma si è verificato martedì sera, la morte di Toniolo arriva dopo i due decessi che hanno colpito la comunità di Vo' Euganeo, e poi le vittime di Grantorto e di Selvazzano. Lascia i figli Giorgio, Luciano e Adriana, i nipoti, una bella famiglia. Per una vita ha fatto il muratore, e poi ha affiancato il figlio Luciano in una delle principali aziende agricole del territorio, riferimento di innovazione e qualità. «È sempre stato bene», ricorda la famiglia, «all’ospedale era stato solo un giorno per togliersi i denti». Una salute di ferro, 93 primavere portate alla grande, una vita affrontata con la determinazione della generazione di ferro: «Aveva qualche acciacco ai bronchi, un accenno di asma, ma stava bene». La morte è avvenuta dopo che i medici avevano concesso un refolo di speranza: «Martedì a mezzogiorno ci hanno chiamato dall’ospedale di Padova dicendoci che le sue condizioni di salute stavano migliorando, ma lo avevano dovuto sedare perché voleva togliersi la mascherina dell’ossigeno. Poi alla sera, alle 21.30, ci hanno ricontattato per dirci che papà era mancato».
I primi sintomi sono comparsi all’inizio della scorsa settimana: «Mercoledì lo abbiamo accompagnato in auto nel Pronto soccorso di Cittadella», spiega Luciano, «Da due, tre giorni aveva un po’ di febbre, non mangiava e preferiva rimanere a letto». I sanitari dell’Alta Padovana «per precauzione lo hanno messo in isolamento, gli hanno fatto il tampone e il giorno dopo ci hanno chiamato dicendoci che papà era positivo e che lo avrebbero trasferito a Padova». Si è sperato che tutto si risolvesse, ci sono stati dei segnali incoraggianti: «Venerdì non aveva più febbre, pareva migliorasse ma poi la situazione è precipitata fino alla morte». Come da prassi, è scattata la quarantena per il nucleo familiare di Toniolo, cinque persone si stanno attenendo scrupolosamente al protocollo previsto dall'autorità sanitaria: «Siamo in isolamento dalla scorsa settimana, la quarantena terminerà fra sei giorni. L'Usl ci contatta due volte al giorno per monitorare la temperatura corporea, che dobbiamo misurare al mattino e alla sera». Il distacco da un padre e nonno con cui si è condivisa un'esistenza è avvenuto senza contatti, senza la possibilità di un ultimo saluto, di una stretta di mano di commiato: «Papà ci diceva sempre che voleva morire di un colpo e via, senza tribolare troppo. Era un uomo attivo, si muoveva tutti i giorni con la sua auto, aveva ancora la patente. E così andava a giocare a carte con gli amici in patronato a Villa del Conte». Pare che proprio nel patronato abbia contratto il virus. Un uomo forte, al quale «non mancavano grinta ed entusiasmo». E che non si incupiva mai, affrontando sempre la vita con energia. —
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