Coronavirus: muore due settimane dopo la madre, altro dramma per la famiglia Dario
VIGODARZERE. La famiglia Dario di Vigodarzere piange il secondo congiunto, vittima del Covid-19: lunedì sera all’ospedale di Padova è spirato Carlo Dario, 67 anni. Il 28 marzo era già mancata la madre, Luigina Rubo, di 88 anni. In poche ore erano stati ricoverati sia l’anziana donna che il figlio, oltre alla moglie e al figlio di lui. Entrambi sono ancora ricoverati, anche se ormai stanno bene e a giorni dovrebbero essere dimessi. In ospedale erano stati ricoverati anche altri due figli della donna, fratelli del signor Carlo: stanno entrambi bene e sono stati dimessi.
LA TRAGEDIA
I Dario vivono tutti molto vicini tra loro, in un piccolo borgo a Terraglione, formato dalle loro abitazioni, attorno all’attività di due dei fratelli, l’argenteria che proprio Carlo, insieme al fratello Danilo, aveva avviato nel 1982. Il virus è stato particolarmente violento con questa famiglia, che piange ben due vittime: l’altra figlia di Carlo si trova in quarantena ed è risultata positiva, come pure suo marito.
Ha manifestato alcuni sintomi, ma fortunatamente le sue condizioni non sono peggiorate come invece accaduto al fratello e ai loro genitori. Pensare che le condizioni del signor Carlo all’inizio erano state dichiarate tutto sommato buone e i medici avevano nutrito speranze di guarigione; ma il virus aveva compromesso le condizioni neurologiche e alla fine, lunedì sera, il cuore ha ceduto per il sopraggiungere di alcune improvvise complicazioni.
IL RACCONTO
«Mio suocero non aveva alcuna patologia» racconta il genero Mattia «e stava bene fino al venerdì di due settimane fa, quando si è reso necessario il suo ricovero per il sopraggiungere di problemi respiratori». Oltre a Carlo erano stati ricoverati appunto la mamma, la moglie e il figlio e anche due fratelli, uno a Schiavonia e l’altro a Padova. «Mia moglie ed io abbiamo avuto qualche sintomo» prosegue Mattia, «ma si sentiva che non si trattava di un’influenza normale, per il malessere che comporta. Fortunatamente noi l’abbiamo avuto in forma leggera, diversamente da come ha colpito mio suocero e sua madre». Contrariamente a moglie e figlio, ricoverati in terapia intensiva ma solo aiutati a respirare con la somministrazione di ossigeno, Carlo Dario era stato intubato.
IL PEGGIORAMENTO
Con il passare dei giorni i polmoni erano pressoché guariti, tanto che i medici l’avevano estubato. Ma in quel momento si sono resi conto che il virus aveva compromesso il sistema neurologico: costretti a intubarlo nuovamente, sono insorte delle complicazioni e il cuore non ha retto. Alle 23.30 di lunedì è spirato e i medici non hanno potuto che avvertire i familiari a casa, che hanno dovuto anche pensare a come dare la terribile notizia alla moglie. Nonna Luigina, intanto, nei giorni scorsi era stata sepolta nel cimitero di Terraglione: la maggior parte dei suoi cari, in quarantena o ricoverata, non ha potuto porgerle un ultimo saluto. Era scomparsa il 28 marzo: madre di sette figli, viveva ancora da sola, con molti di loro attorno, nelle case che si erano costruiti attorno alla sua abitazione. Camminava aiutandosi con un bastone, ma era autonoma in tutto e a parte qualche acciacco legato all’età, non aveva patologie gravi. È stato proprio il virus a portarsela via, così come il figlio Carlo. Impossibile capire da dove sia partito il contagio, tutti hanno manifestato i sintomi più o meno contemporaneamente. —
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