«È uno dei migliori studiosi al mondo Per lui metterei la mano sul fuoco»

Il presidente della Fondazione Francesco Pagano è sicuro della bontà della nomina «Arriverà a settembre. Ci sono dei malumori interni solo per la paura del cambiamento» 
MARIAN - AGENZIA BIANCHI - PADOVA - CASELLATI AL VIMM. PAGANO
MARIAN - AGENZIA BIANCHI - PADOVA - CASELLATI AL VIMM. PAGANO

L’intervista

«È uno dei più grandi ricercatori al mondo. Questo crea un scompiglio e malumori. Il comitato scientifico si dimette? Sono scelte loro, sarebbe comunque scaduto a fine anno». Forse una punta di amarezza, ma anche molte determinazione: Francesco Pagano, il creatore del Vimm e presidente della Fondazione che lo gestisce, non fa nessun passo indietro. Tutt’altro. Liquida come «illazioni» le accuse contro Pier Paolo Pandolfi e attende la fine del lockdown negli Usa per accogliere il nuovo direttore scientifico, che avrà il compiuto di nominare il nuovo board.

Professore, tra chi ha annunciato le dimissioni ci sono autorevoli scienziati e persino premi Nobel.

«Si, ma il board era in scadenza nel 2020. E, come sempre in un grande centro di ricerca, quando arriva un nuovo direttore scientifico viene riorganizzato tutto il comitato. Sono passaggi indispensabili, normali e più che giustificati in questo momento».

Non è un peccato perdere scienziati così?

«Sono scelte loro. Ma noi avevamo un comitato scientifico basato soprattutto sulla ricerca di base. Questo è un centro transnazionale in cui c’è tanta clinica. Pandolfi viene qui perché è oncologo, il primo al mondo ad aver curato il cancro alla prostata con terapie personalizzate. Per quello ci vuole un nuovo board».

Lei risponderà alla lettera che le hanno inviato?

«Continueremo a dire che Pandolfi è il più grande ricercatore al mondo. Non ha nessun problema di alcun genere. Quindi noi andiamo avanti con questa designazione. Se loro vogliono contribuire alla riorganizzazione del nostro centro sono benvenuti, ma comunque Pandolfi ci sarà».

Si tratta solo di illazioni?

«Assolutamente. Viene da un’università di livello mondiale. Se anche avesse avuto solo il minimo problema avrebbe fatto il giro del mondo».

Però lascia Harvard per tornare a Padova.

«In realtà in contemporanea a Padova va anche in un centro del Nevada dedicato allo studio del Dna. Pandolfi è stato il primo al mondo a scoprire che quella parte del dna che si riteneva non avere alcuna funzione ha invece funzioni importanti soprattutto nel campo dell’oncologia».

Lei pensa ci sia anche un problema interno all’istituto?

«Alcuni dei nostri ricercatori hanno delle perplessità per la paura di una ristrutturazione pesante. Ma a volte bisogna modificare lo status quo, altrimenti ci si fossilizza».

Lei metterebbe la mano sul fuoco per Pandolfi?

«Assolutamente. Io con Harvard ho avuto un dialogo continuo da sempre. E mi sento spesso con lui».

Cosa accadrà adesso?

«Pandolfi ha ottenuto la nomina. Adesso è bloccato a Boston per il lockdown negli Stati Uniti ma nei primi giorni di settembre sarà qui al lavoro. Quanto al board io risponderò ancora una volta alle loro osservazioni ribadendo la bontà di questa scelta».

È amareggiato dall’accusa di voler distruggere la sua creatura?

«La gente sa quanto tengo a questo centro. E l’arrivo di Pandolfi, vi assicuro, sarà un passaggio stratosferico per il Vimm». —

claudio malfitano

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