Rischi di infiltrazioni mafiose Interdittiva per tre aziende Padovane. Ecco quali

PADOVA. Tre interdittive antimafia dopo il lockdown. Che i soldi del post-Covid facciano gola alle organizzazioni criminali è cosa nota e i segnali sono numerosi. Per questo il prefetto Renato Franceschelli mantiene alta la guardia e negli ultimi tre mesi ha emesso ben tre provvedimenti di chiusura di altrettante aziende che avevano sede a Padova: il Consorzio Stabile Real Europe Group, la Rentime srl (entrambe con sede in via Savonarola 217) e la Telia srl con sede in sottopasso Mario Saggin al civico 2.
«Un territorio ricco come quello di Padova e provincia attira le organizzazioni criminali. Dobbiamo essere pronti a intervenire e formare i dipendenti pubblici a riconoscere eventuali fenomeni mafiosi», spiega il prefetto che ieri mattina ha incontrato i vertici di “Avvisto pubblico”, la rete di enti locali contro le mafie: la coordinatrice regionale Sabrina Doni (sindaco di Rubano) e la rappresentante provinciale Meri Scarso (consigliera a Padova).
A preoccupare è la presenza a Padova del Consorzio Stabile Real Europe Group, una rete di aziende che partecipava a numerosi appalti pubblici, soprattutto nel Meridione ma anche in Veneto. I consorzi sono unioni di imprese che favoriscono la partecipazione ad appalti, facendo l’una all’altra anche le procedure di asseveramento imposte dalla legge. In questo caso erano numerosi gli indizi di «vicinanza a consorterie criminali a carico di molte società che sono nella compagine consortile – si legge nella nota della Prefettura – Società ritenute potenziali veicoli di infiltrazioni della mafia, della ’ndrangheta e della camorra, in base alle diverse zone in cui le consorziate avevano sede o il centro dei loro interessi economici».
Le altre due aziende colpite da interdittiva (rispettivamente l’11 giugno e il 9 luglio) operano nell’ambito della raccolta e del trasporto dei rifiuti: la Telia srl e la Rentime srl. «Sono state ritenute entrambe affidate alla gestione di prestanome, ma in realtà dirette da un amministratore occulto, proveniente dall’area campana e già destinatario di interdittive e dall’accertata contiguità compiacente a famiglie camorristiche di spicco», sottolinea la Prefettura
Ieri mattina con i rappresentanti di “Avviso pubblico”, Franceschelli ha richiamato la necessità di una formazione specifica per i dipendenti comunali: «Per aprire un bar o un ristorante basta una Scia in Comune. Ma spesso le attività commerciali sono forme per riciclare denaro sporco – racconta il prefetto – Per cui gli uffici del Commercio, i Suap e quelli dell’edilizia privata dei Comuni devono essere attenti e pronti a segnalare qualsiasi anomalia». Soprattutto adesso che il Covid ha modificato le condizioni economiche: «Un particolare monitoraggio ora va fatto sul fenomeno dell’usura, perché molte aziende sono in difficoltà – chiarisce Franceschelli – La Prefettura c’è e sarà sempre con il fiato sul collo delle organizzazioni criminali che pensano di trovare nel Padovano un territorio adatto ai loro affari».
«Queste interdittive sono atti importanti perché segnalano il controllo delle istituzioni – aggiunge Alessandro Naccarato, ex parlamentare componente della commissione anti-mafia – Ma confermano anche che, come denunciato da tempo, le organizzazioni mafiose sono presenti e attive nel nostro territorio. Bisogna tenere alto il livello di guardia perché l’emergenza sanitaria sta peggiorando la situazione e i rischi sono elevati». —
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