La Procura apre un fascicolo contro Bossi

Il caso aperto dall'invettiva anti-patriottica al congresso regionale della Lega Nord a Padova. Gli uomini del Carroccio studiano una legge per cancellare Mameli
Dopo il gestaccio del leader massimo della Lega, nonché ministro delle Riforme, Umberto Bossi contro l’Inno di Mameli, la Procura di Padova ha aperto un fascicolo esplorativo per conoscere i fatti accaduti domenica 20 luglio all’hotel Sheraton, durante il congresso regionale del movimento. Quel suo dito medio piuttosto rapace alzato a mo’ di dileggio, e da qualcuno interpretato in profumo di separatismo, ha sollevato un coro di proteste. Molte di più della «Roma ladrona» scandita più volte in passato da Bossi, che ora si ritrova «bacchettato» anche da alcuni suoi alleati politici del Popolo della libertà. 


Per le frasi e il gesto di Umberto Bossi contro l'Inno di Mameli, sul piano giudiziario "al momento non c'è nulla", ha spiegato il Procuratore generale di Venezia, Ennio Fortuna.


Lo stesso Fortuna ha detto che le Procure di Padova e di Venezia stanno tuttora analizzando, innanzitutto sul piano del diritto sostanziale, "se c'è un reato, e nel caso del vilipendio, nei confronti di quale simbolo dello Stato".


"Per una decisione serviranno alcuni giorni", ha anticipato Fortuna, spiegando che le due Procure stanno esaminando con particolare attenzione i vari aspetti relativi alla competenza territoriale: Venezia, che è sede del collegio dei ministri, nel caso le frasi di Bossi fossero ritenute pronunciate nella sua qualità di ministro delle Riforme; oppure la Procura di Padova, se le frasi venissero attribuite al leader del Carroccio.

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