Musulmani, preghiere all’aperto aspettando la nuova moschea
In 1500 al campo Colbachini dell’Arcella per la fine del Ramadan

Nessuna tensione. Nessun tono sopra le righe. Solo tanta gente desiderosa di esprimere il proprio credo. Magari in una moschea - per non disturbare nessuno - obiettivo che l’associazione Rahma vuole centrare entro l’anno, racimolando i soldi per acquistare l’immobile di Ponte di Brenta.
La fine del Ramadan, mese sacro dell’Islam, ha richiamato a Padova circa 1500 musulmani, arrivati da tutta la provincia, si sono ritrovati ieri mattina allo stadio Colbachini per celebrare la rottura del digiuno (id al fitr in arabo). Una comunità multicolore e multietnica. Mille uomini si raccoglievano in ginocchio sulle loro stuoie adagiate dietro la pista, meditando in silenzio o unendosi al coro che scandiva i versetti sacri. Tra babbucce, caffettani, lunghe vesti bianche (le djellaba), copricapo circolari (come il tarbush) nelle loro tante varianti nazionali, non mancavano uomini in camicia e pantaloni o giovani in t-shirt e jeans stretti da cinture con la bandiera italiana. Anche questo è l’Islam: africani e asiatici che a Padova hanno trovato lavoro e una seconda patria. Dietro, separate dai maschi, 300 donne avvolte nei loro veli, con abiti sgargianti e circondate da bambini vestiti a festa, nella magica atmosfera del Colbachini. In tutto più di 1500 persone. Ai bordi del prato, tavole con bibite e dolci attendevano i fedeli per la fine del Ramadan.
La festa, iniziata verso le 8,30, è proseguita fino alle 10,30. Alle 9,30 tutti si sono uniti in una preghiera comune, prostrandosi secondo la guida dell’imam. Pur in possesso dei permessi, i responsabili hanno ricevuto la visita dei vigili, chiamati da qualche residente. Questione risolta in fretta, abbassando il volume degli altoparlanti: «Ci scusiamo con chi abbiamo disturbato pregando - ha detto Ahmed Talibi, responsabile della Rahma - spero che l’anno prossimo potremo celebrare nella nuova moschea. Non abbiamo ancora la cifra per pagare il rogito ma confidiamo nella generosità di tutti per cominciare i lavori entro la fine dell’anno. Inshallah, se Dio vuole».
Dopo aver mangiato in allegria, la folla si è dispersa tra mille strette di mano. A rappresentare le istituzioni Daniela Ruffini, presidente del consiglio comunale: «Il mio è un saluto doveroso a una comunità che ha sempre collaborato con le istituzioni. L’integrazione e il rispetto reciproco sono le strade giuste per un Paese civile, democratico e multiculturale».
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