Inno di Mameli, in Consiglio comunaleil Pd padovano vota con il Pdl

La Lega Nord lascia l'aula di Palazzo Moroni per non esprimersi sulla mozione che invita il Parlamento ad approvare una legge ad hoc
Stefano Grigoletto
Stefano Grigoletto
PADOVA.
Il consiglio s'è desto: i leghisti escono dall'aula, pidiellini (con sofferenza però) e democratici votano insieme. Opposizione e maggioranza si stringono a coorte, a Palazzo Moroni, a sostegno della mozione di Stefano Grigoletto, consigliere del Popolo della Libertà, che chiede al Parlamento di recepire in una legge il «Canto degli italiani» (parole di Goffredo Mameli, musica di Michele Novaro), meglio noto come «Inno di Mameli».


Nella sua mozione il consigliere Grigoletto si è ispirato al disegno di legge che il senatore Maurizio Saia (traslocato in Futuro e Libertà) ha presentato come primo firmatario. «Mi sono preso a cuore il caso - spiega Saia - dopo che un pronipote di Mameli, Antonino, ha presentato una petizione per il riconoscimento di "Fratelli d'Italia", scritto nel 1847, come inno ufficiale della Repubblica». Come ricorda Saia, nelle premesse del suo testo, non esiste alcun atto legislativo al riguardo.


Un verbale del Consiglio dei ministri (presieduto da Alcide De Gasperi) del 12 ottobre 1946 sottolinea che, su proposta del ministro della Guerra Cipriano Facchinetti, l'inno venne adottato provvisoriamente (ed esclusivamente) per il giuramento delle Forze Armate. Un successivo decreto avrebbe dovuto normare la materia. Ma, sessantaquattro anni dopo, siamo ancora in piena provvisorietà.


Di qui la necessità di un «aiutino» da parte del consiglio comunale. Ma il «sì» è stato motivato, da ciascun gruppo, in maniera diversa. «Noi - spiega Gianni Berno, capogruppo del Pd - siamo ovviamente a favore dell'ufficializzazione dell'inno». I Democratici ne hanno approfittato per indossare, insieme all'Idv, una coccarda tricolore: una «frecciata» nei confronti dei tre consiglieri del Carroccio che hanno invece preferito abbandonare l'aula.


«Come capigruppo - spiega Mariella Mazzetto, leader della Lega Nord - abbiamo sottoscritto un protocollo in cui ci siamo impegnati a presentare solo proposte relative a temi locali. Ci sono altre assemblee deputate a trattare dei massimi sistemi».

Nel Pdl non sono mancate le puntualizzazioni. Rocco Bordin ha «bacchettato» il collega Grigoletto: «Non ti sei accorto, con questa iniziativa, di aver fatto il gioco della maggioranza?». Marco Marin si è espresso per il «sì»: «L'inno di Mameli non ci può dividere». «La scelta di abbandonare l'aula, adottata dalla Lega Nord - puntualizza il capogruppo Alberto Salmaso - rientra ovviamente nel gioco delle parti».


Perplessi sull'utilità della mozione di Grigoletto, il capogruppo della civica Andrea Busato e la consigliera di Sinistra per Padova Marina Mancin, comunque schierati sul «sì».

Infine il parere della presidente del consiglio, Daniela Ruffini (Rifondazione Prc): «L'inno c'è già. Ma non è un inno che può unire il Paese. Disoccupati e precari attendono risposte concrete e non polemiche sterili, espressione di lotte di potere all'interno del centrodestra».

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