La Lega in trincea Iscritti in crescita voglia di correre soli

Carroccio verso le 20 mila tessere: oltre ad artigiani e operai spuntano i professionisti. Oggi la protesta anti-Pdl a Belluno
Agostini Interpress Venezia, 14.09.2008.- Festa dei popoli Padani.- Circa 18.000 leghisti arrivati da tutta Italia per appuntamento annuale in Riva dei 7 Martiri.-
Agostini Interpress Venezia, 14.09.2008.- Festa dei popoli Padani.- Circa 18.000 leghisti arrivati da tutta Italia per appuntamento annuale in Riva dei 7 Martiri.-

di Filippo Tosatto

VENEZIA

La Lega serra i ranghi e si prepara a una stagione in trincea, con un occhio alle probabili elezioni anticipate - che la vedranno correre da sola ovunque sarà possibile - e l'altro all'acuirsi di una crisi finanziaria, che gonfia le vele di un secessionismo mai sradicato dal partito. Sul fronte interno, la novità arriva dalla campagna di adesioni, che registra una netta crescita rispetto al 2010. La circostanza non è banale perché nel Carroccio l’iter di ammissione è piuttosto severo: dopo anno, l’attività del “sostenitore” viene valutata da tre organismi (circolo, circoscrizione, federazione) e, qualora sia giudicata “meritevole”, l’adepto diventa militante con diritto di voto ai congressi. Ebbene, nel Veneto le tessere si avviano a toccare quota 20 mila: «Un risultato importante», commenta Arianna Lazzarini, consigliere regionale e responsabile organizzativo del Carroccio» . Dopo il boom elettorale che ha catapultato Luca Zaia sulla poltrona di governatore, c'è stato un mutamento genetico? «Non direi, artigiani, piccoli imprenditori e operai restano l'asse portante. Però, negli ultimi tempi, abbiamo ricevuto richieste di iscrizione da figure sociali - avvocati, medici, insegnanti - che in passato privilegiavano altre sponde». Come dire,i contrasti interni, ultima la litigata tra Bossi e Tossi, non hanno raffreddato l'entusiasmo... «Nella Lega si discute, esistono differenze di valutazione, siamo persone libere, non robot, ma non ci sono correnti organizzate intorno a centri di potere. Ecco perché è possibile ricomporre la dialettica in scelte condivise».

Intanto c’è rabbia malcelata per la crisi che ha mandato a gambe all'aria l'amministrazione provinciale di Belluno e il presidente "padano" Bottacin; oggi un drappello di dirigenti e amministratori si ritroverà nella città dolomitica: solidarietà alla vittima del fuoco amico del Pdl ma anche prova generale di disimpegno da un'alleanza, quella con i berlusconiani, concepita dai più come una necessità sgradita ma temporanea. Sul punto il segretario Giampaolo Gobbo non si sbilancia ma - da Treviso a Rovigo, via Verona e Vicenza - i punti di crisi nell'asse di centrodestra sono in aumento. E la linea, confortata dai sondaggi, è di correre in solitudine dovunque ciò non comporti automaticamente il successo della sinistra. Nel Bellunese, per cominciare. Ma anche nella Marca dove i rapporti tra alleati-rivali sono al limite dello strappo. Sullo sfondo, i temi bossiani destinati ad alimentare la prossima campagna: tutela dei ceti popolari e produttivi (l'altolà al taglio delle pensioni), l'insofferenza verso "l’eurodittatura Merkozy” e la rivendicazione di un federalismo «estremo» concepito come un parafulmine per la Padania, ancora dinamica e vitale ma esposta al contagio del dissesto "italiano".

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