Bitonci: «Più potere alla Liga, il Veneto vale la Lombardia»

Il rivale di Flavio Tosi: «Con me vincono il partito e i veneti. Non mi sarei candidato se pensassi di perdere»
TOME' TREVISO CONFERENZA STAMPA DELLA LEGA NORD AL K3 (MISURE ANTICRISI X SINDACI DELLA PROVINCIA), IN FOTO M. BITONCI E G. GOBBO E F. MANZATO AGENZIA FOTOGRAFICA FOTOFILM
TOME' TREVISO CONFERENZA STAMPA DELLA LEGA NORD AL K3 (MISURE ANTICRISI X SINDACI DELLA PROVINCIA), IN FOTO M. BITONCI E G. GOBBO E F. MANZATO AGENZIA FOTOGRAFICA FOTOFILM

VENEZIA Massimo Bitonci piomba sul risiko del congresso leghista pronto a sparigliare la conta dei delegati - favorevoli a Tosi - facendo leva sull’orgoglio veneto e la voglia dei militanti di contare di più. «Se sarò eletto posso garantire maggiore autonomia e indipendenza decisionale, avviando un percorso che ci porti a diventare una confederazione» assicura l’ex sindaco di Cittadella. Ma andiamo con ordine. Onorevole Bitonci, alla fine sarà lei a misurarsi con la corazzata Tosi per la segreteria nazionale.

«Me lo ha chiesto soprattutto la base, dopodiché con Da Re ci siamo visti, ne abbiamo parlato e ne è uscita la candidatura. Ma non posso dire di essere “contro” Tosi. L’impegno di questa settimana sarà vedere i delegati per diffondere il mio programma. La mia marcia gandiana è iniziata già venerdì incontrando i padovani, domani sarò a Vicenza. Al di là degli slogan, la gente vuole conoscere le proposte, sapere cosa pensiamo, cosa vogliamo per la nostra terra. E la mia sarà una proposta molto veneta e poco lombarda». In cosa si differenzia il suo programma da quello di Tosi? «Non conosco il suo programma, vedremo. Per quanto mi riguarda, credo ci sia un gran bisogno di aumentare la rappresentanza veneta a tutti i livelli. Politico, con più potere alla Liga veneta, e anche economico, con un recupero del ruolo di sindacato territoriale in una realtà particolare come la nostra, in cui la funzione di imprenditore e lavoratore spesso si mescolano. Quindi presenterò anche una proposta rivolta al nostro interno, puntata al rinnovamento e a un aumento della democrazia».

Concretamente cosa significa? «Maggiore autonomia, dobbiamo mettere le nostre aziende e la nostra gente davanti a tutto. È la linea dettata dai militanti. Quello che non è piaciuto, che non ha funzionato nella federazione della Lega lombarda, è il rapporto di forze. Per questo dobbiamo andare verso una confederazione il cui la Liga recupera un ruolo importante e critico, di indipendenza decisionale pur nel rispetto del gruppo. Fatta salva la volontà del direttivo, io questo posso garantirlo». Maroni viene percepito come un’ancora di salvezza. Lei non corre il rischio di pagare il sodalizio tra Tosi e l’ex ministro? «Lunedì ero in via Bellerio con Maroni, Franco, Garavaglia e Fontana, abbiamo parlato di Imu e protesta fiscale. Non basta accreditarsi a voce, bisogna produrre: se qualcuno si accredita come maroniano ma non fa parte della squadra di programma della Lega...». Ha sentito il sindaco di Verona dopo l’ufficializzazione della sua candidatura?

«Non ho ancora sentito nessuno, magari avrà chiamato qualcun altro, vediamo. Ripeto: io non vado contro nessuno, parleranno i programmi. A Cittadella ha vinto la Lega non Bitonci o Pan, in Giunta c’è la Lega. Io non credo nelle star, credo nel lavoro di gruppo, ci vuole continuità, sennò quando la stella viene a mancare, dietro non resta nessuno». E Zaia l'ha sentito? «Ho ricevuto molte telefonate, a tutti i livelli, ma non sarebbe corretto dire da chi. Non sono candidato da poteri forti, non ho alle spalle né multinazionali né fondazioni. Mi presento spoglio, con la mia faccia». Crede davvero di avere qualche speranza di vincere? «Secondo lei uno come me si candida senza possibilità?». E la vecchia guardia che fine farà dopo il 3 giugno? «Rottamare non significa rinnovare e noi non dobbiamo buttare via il bambino con l'acqua sporca. Nel mio intervento, domenica, ricorderò che con Gobbo il Veneto ha ottenuto i risultati migliori, ha prodotto una generazione di amministratori bravi e giovani. Lui ha deciso di non ricandidarsi lasciando spazio ad altri. Lo stesso vale per Da Re, bravissima persona, che non ha mai fatto i suoi interessi. Non serve usare per forza la scopa se la gente ha lavorato bene». Lei ha detto che se sarà eletto si concentrerà solo sul partito. Lascia Roma? «Volevo dire che il mandato da parlamentare è in scadenza e che non ho ruoli impegnativi come quello di sindaco che ti costringe a stare sempre sul territorio, in mezzo alla gente. Ora sono disponibile al 100%, tra qualche mese al 200%».

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