Autodeterminazione, il Veneto chiede all'Unione europea e all'Onu di garantire il referendum

VENEZIA. Il Consiglio regionale del Veneto dice sì all'ipotesi di un referendum per l'autodeterminazione. La seduta straordinaria convocata per dibattere i percorsi verso l’autonomia e l’indipendenza, tra federalismo e neocentralismo, si è conclusa con il mandato affidato ai presidenti di giunta e Consiglio, rispettivamente Luca Zaia (Lega Nord) e Clodovaldo Ruffato (Pdl) di «avviare urgentemente con tutte le istituzioni dell’Unione europea e delle Nazioni Unite relazioni istituzionali che garantiscano l’indizione di una consultazione referendaria per accertare la volontà del popolo veneto in ordine alla propria autodeterminazione, avvalendosi del parere consultivo di un’apposita commissione di giuristi senza alcun onere a carico della Regione».
Pochi, peraltro, i consiglieri regionali presenti nell'aula di palazzo Ferro-Fini. Su 36 votanti si sono espressi a favore - chiamati per appello nominale - i 29 consiglieri di Pdl e Lega, compreso il presidente Zaia. Due i consiglieri contrari (Gustavo Franchetto e Antonino Pipitone) e cinque gli astenuti (i consiglieri dell'Udc, Andrea Causin del Gruppo misto e Moreno Teso del Pdl). I consiglieri del Pd non hanno partecipato al voto.
Il documento recepisce la proposta del presidente Zaia di costituire un tavolo tecnico tra giuristi e costituzionalisti per studiare i percorsi possibili per arrivare a indire una consultazione referendaria sull’autodeterminazione del popolo veneto, ed elimina l’esplicitazione dell’obiettivo indipendentista contenuto originariamente nel documento a firma Mariangelo Foggiato (indipendentista), Dario Bond (capogruppo del Pdl), consiglieri della Lega e Pierangelo Pettenò (Federazione sinistra veneta).
Il dibattito in aula. «L’importante è individuare una strada percorribile per far esprimere il popolo veneto sulla propria autodeterminazione. L’indizione di un referendum sull’autodeterminazione non esclude, infatti, l’opzione indipendentista», ha spiegato Foggiato, acconsentendo alla riformulazione presentata in aula da Bond. L’altro firmatario, Pietrangelo Pettenò, pur sottoscrivendo la formula di compromesso, ha contestato l’idea di affidare a una Europa dirigista, governata da burocrati e da istituzioni non elette dai cittadini, il riconoscimento dell’autonomia e dell’autodeterminazione del popolo veneto. «Non tutte le forze che inneggiano all’autonomia e alla bandiera di San Marco sono forze democratiche, alcune sono di matrice nazista – ha aggiunto Pettenò – per cui chiedo una battaglia trasparente per continuare il percorso verso il riconoscimento dell’autonomia e dell’autodeterminazione del popolo veneto, in un contesto di “patriottismo cosmopolita».
La risoluzione ha raccolto il consenso, oltre che dei consiglieri di Lega e Pdl, di Foggiato e di Pettenò, anche di Diego Bottacin (Verso Nord).
Soddisfatto anche Sandro Sandri, ex leghista ora passato al Gruppo misto, che per primo ha chiesto la convocazione di una seduta straordinaria del Consiglio regionale per discutere del possibile percorso verso l’autodeterminazione del popolo veneto. Rammaricato per non essere riusciti a trovare alcun punto di intesa si è detto Carlo Alberto Tesserin (Pdl), presidente della commissione Statuto. «Rischiamo di sprecare questa giornata di dibattito – ha detto – che non ha né vincitori né vinti. Non è con la possibilità di esprimersi con un referendum che si risolvono gli squilibri economici e finanziari di cui soffre il Veneto».
Contrari al documento i consiglieri del Pd, che sono usciti dall’aula al momento del voto per denunciare l’anticostituzionalità del percorso referendario proposto che – ha spiegato il vicecapogruppo del Pd, Lucio Tiozzo – «alza l’asticella per nascondere l’inefficienza di Lega e Pdl e mette una pietra tombale sul federalismo e su anni di battaglia per l’autonomia del Veneto».
«Noi siamo per non prendere in giro i cittadini e per la chiarezza. Da parte nostra intendiamo proporre la rivendicazione dell’autonomia differenziata, sulla base dell’articolo 116 della Costituzione, e non avallare un percorso impossibile verso l’indipendenza», hanno precisato Stefano Fracasso, Franco Bonfante e Claudio Sinigaglia ricordando i contenuti del documento alternativo presentato da Pd, Idv, Udc e Giuseppe Bortolussi: “Il Veneto per l’Europa federale e l’autonomia regionale” è il titolo. Dal canto suo la capogruppo del Pd Laura Puppato ha definito la scelta di rivolgersi direttamente al popolo un «fallimento» della politica. Anche Gustavo Franchetto, capogruppo IdV, ha bocciato l’esito della seduta straordinaria, definendola una «sceneggiata», «atto schizofrenico e strumentale, privo di contenuti».
Il documento presentato dal Pd e sottoscritto anche da IdV, Udc e Bortolussi ha ottenuto 14 voti e 3 astensioni: i rappresentanti della maggioranza hanno infatti abbandonato l’aula, facendo così mancare il numero legale.
Zaia: «Voterei al referendum ma non si può fare». Il governatore Zaia si è detto pronto a votare sì a un referendum sull’indipendenza del Veneto, se questo fosse legalmente possibile «oggi però questa condizione non c’è». Per l'esponente leghista prima bisogna parlare ai veneti per capire se vogliono l’autodeterminazione, ricordando loro che oltre 17 miliardi di euro di loro tasse vanno a Roma senza fare ritorno, e poi fare lavorare dei giuristi per intraprendere un percorso che non è né immediato, né facile.
«E’ bene dire ai veneti - ha sottolineato Zaia - che con le leggi di oggi non si può convocare un referendum per l’indipendenza del Veneto; però, possiamo rifarci a molte norme e leggi internazionali sull’autodeterminazione e quindi convocare, a costo zero, un tavolo di esperti giuristi per intraprendere un percorso per arrivare al referendum nel rispetto dei dettami costituzionali altrimenti butteremmo via oltre 20 milioni di euro per fare una consultazione inutile».
Secondo Zaia, la scelta «tra indipendenza e autonomia dobbiamo lasciarle ai veneti», facendo loro presente che «l’autonomia prevede di rimanere all’interno di un Paese che si chiama Italia e avere competenze forti non concorrenti con il Paese e che il Veneto si gestisce». «L’indipendenza - ha aggiunto - significa essere autonomi in toto e quindi non rispondere a nessuno e essere un’altra realtà». «Lasciamo lavorare i giuristi - ha proseguito - che traccino la via guardando alla Catalogna o alla Scozia e poi c’è l’Onu che è chiaro sull’autodeterminazione che prevede che questa sia un principio che va al di là delle posizioni di uno Stato».
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








