Fratellini tolti al papà per colpa della scuola

SACCOLONGO. Due fratellini tolti al padre affidatario per imperizia o burocrazia da parte di una scuola.Una storia triste e controversa quella che ha per involontari protagonisti, una bimba di 8 anni e il fratellino di 7, al centro della separazione tra i genitori, che non erano sposati, e che hanno attivato una lite per il loro affidamento. Fin qui una vicenda purtroppo frequente, la diversità è data dal fatto che il bimbo più piccolo soffriva di una forma di stitichezza che lo costringeva a prendere un lassativo. Questo continuo stress gli ha portato dei problemi relazionali, in quanto spesso la reazione era contraria e l’incontinenza, soprattutto durante le ore di scuola, metteva a disagio il piccolo che veniva deriso dai coetanei provocandone la reazione. Questo ha messo in moto un meccanismo che il padre reputa “perverso”. I due bimbi vivevano con il babbo che nel frattempo aveva cambiato lavoro e aveva aperto un bar a Limena assieme alla sua nuova compagna. Essendo la scuola di Saccolongo fuori mano, il papà, aiutato dai nonni, portava ogni mattina in due diverse scuole i figli. I docenti del bimbo hanno iniziato a sollevare la questione della mancanza di un insegnante di sostegno per seguire bene il piccolo. Nel frattempo il Tribunale, considerando il fatto che il babbo non appariva in grado di gestire da solo i figli, che i nonni non potevano rappresentare una soluzione e che la mamma non era in grado di garantire il loro mantenimento, decise di affidare i minori ai servizi sociali per trovare un “collocamento eterofamiliare”. Quest’ultimi chiesero al giudice una sospensiva per permettere ai bimbi di finire l’anno scolastico, mantenendo monitorata la situazione. In questo contesto arrivarono però le relazioni negative da parte della scuola e il Tribunale, di fronte a una «situazione non tutelante per i minori», decise il loro collocamento in ambiente più idoneo.
Il dirigente scolastico, appreso il fatto, scrisse allora al Comune e ai genitori affermando che «Le segnalazioni erano inviate all’unico fine di avere un a certificazione che desse alla scuola la possibilità di avere assegnato un insegnante di sostegno» aggiungendo che «i nonni e il papà hanno un ottimo rapporto con la scuola» e che «si è rilevato che il ragazzino ricerca positivamente il padre con atteggiamenti affettuosi, apparendo poi più sereno e tranquillo». Tutto inutile: i bimbi sono di fatto separati dal padre. Il Comune ha risposto che «il comportamento della scuola stride con le gravi segnalazioni precedenti e mira a estromettersi dalla responsabilità e dal peso che innegabilmente ha avuto nel provvedimento emesso dal Tribunale».
Intanto il mantenimento dei bimbi costa 65 mila euro all’anno al Comune, che auspica una soluzione migliore per i bimbi magari con un «affidamento in una famiglia nelle vicinanze della casa del babbo, permettendo ai genitori di frequentare più spesso i bimbi».
Sergio Sambi
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