L’era Kissinger e il Veneto «È la roccaforte della Dc»

VENEZIA. Il declino di Venezia, lo sviluppo di Treviso, il fermento di Padova. E poi l’ascesa di Toni Bisaglia, le battaglie tra Dc e Pci nelle amministrazioni comunali, gli scontri tra i socialisti Rigo e De Michelis sul rapporto con il Pci, il ruolo forte di Gianni Pellicani in laguna e un giovane Graziano Debellini che inizia a muoversi per far crescere anche in Veneto “Comunione e Liberazione”, il movimento fondato da don Giussani. È un Veneto in bianco e nero quello che ci viene restituito dai “Kissinger cables”, le comunicazioni diplomatiche tra l’ambasciata americana a Roma e la Segreteria di Stato a Washington negli anni 1973-1976, rese pubbliche in questi giorni da Wikileaks. È la stagione del massimo successo elettorale del Pci e Henry Kissinger, potente segretario di Stato ai tempi delle presidenze di Richard Nixon e Gerald Ford, segue con preoccupazione ciò che avviene in Italia. E le relazioni dei diplomatici americani analizzano inevitabilmente anche ciò che accade in Veneto, osservando i protagonisti della vita politica e tracciando possibili scenari futuri per ogni singola città. Sullo sfondo c’è lo scandalo Lockheed, che rischia di azzoppare la Dc in funzione anticomunista.
Venezia. «L’epoca moderna sta deprimendo i veneziani, dopo i secoli di gloria della Repubblica Serenissima. Nonostante la stagione turistica sia ottima, il porto sia sempre affollato e l’occupazione sia in crescita, i banchieri e i leader politici sono convinti che l’economia locale sia pessima e destinata a peggiorare». Il cablo è dell’ottobre 1976, quando il sindaco è il socialista Mario Rigo. Ma i diplomatici non hanno dubbi nell’affermare che il vero boss del governo della città è il comunista Gianni Pellicani: «Un uomo estremamente abile e autore di un one man show», tanto da non avere successori all’altezza all’interno del suo partito. «In questa sinistra atmosfera», aggiungono, «lo scandalo Lockheed sarà un grosso handicap per la Dc».
Treviso. Se Venezia è vista in declino, Treviso al contrario sembra godere di ottima salute. «È la roccaforte della Dc e negli ultimi anni è cambiata socialmente ed economicamente. La qualità della vita è migliorata, lo sviluppo dei sindacati e l’attivismo del mondo studentesco hanno creato positive pressioni, sconosciute fino a qualche anno fa, sui governanti». È il maggio del ’76 quando gli analisti americani scrivono che quella di Treviso «è un’area ben amministrata. Il presidente della Provincia, Carlo Bernini, ci ha detto che la rapida industrializzazione ha creato nei cittadini un’aspettativa di continua crescita».
Padova. «Qui le turbolenze arrivano dal mondo universitario, dove un gruppo minoritario di extraparlamentari pratica violenza occasionalmente». I diplomatici, nel preambolo iniziale al cablo, sottolineano il grande potere della Chiesa nella città di Santo e l’attivismo di Cl. «Un potere che finanziariamente è dovuto al successo del culto di Sant’Antonio, che porta soldi da tutto il mondo. Un punto di contatto tra la diocesi e la Dc è proprio Cl, di cui il vescovo Girolamo Bortignon parla molto. Questi ha infatti visto con favore che alle recenti elezioni universitarie la lista di Cl abbia avuto il 15% dei voti». Leader del movimento è Graziano Debellini che, scrivono gli americani, «aveva a Padova la roccaforte di Cl in Veneto». Anche in questo caso una parte dell’analisi è dedicata al caso Lockheed: «Mariano Rumor dicono sia finito a causa dello scandalo e anche Luigi Gui ne è uscito azzoppato». In conclusione, affermano gli analisti, «la chiesa sta ancora aiutando la Dc, ma in maniera minore rispetto al passato»
I democristiani. I diplomatici iniziano ad occuparsi di Antonio Bisaglia nel marzo del ’74, dopo la sua nomina a ministro dell’Agricoltura. Viene poi seguito durante tutta la sua ascesa al potere. «Gli uomini di Bisaglia», scrivono gli analisti americani in un cablo dell’aprile ’76, «controllano le banche venete, diverse Camere di commercio, e il quotidiano il Gazzettino». L’attenzione della Segreteria di Stato americana è puntata soprattutto sul congresso della Dc del 28-29 febbraio 1975. «Il risultato regionale», affermano i diplomatici, «è di particolare importanza perché il Veneto è la roccaforte della Dc in Italia. Il compromesso storico con il Pci è stato rigettato all’unanimità, anche se diversi oratori hanno parlato di diverse vie di confronto con i comunisti. Una critica diretta alle interferenze americane nella politica italiana è arrivata da Carlo Fracanzani. Ha affermato che i pronunciamenti di Washington su quali governi siano più o meno accettabili abbiano violato la sovranità italiana. Un intervento che gli ha procurato un lungo applauso».
I socialisti. La Segreteria di Stato americana aveva chiesto un dettagliato rapporto anche sul congresso regionale del Psi che si era celebrato a Venezia nel gennaio del 1976. Qui la sfida era tra il sindaco di Venezia, Mario Rigo, e il suo rivale Gianni De Michelis. Agli americani interessa capire quale sarà l’atteggiamento del Psi nei confronti del Pci, in forte ascesa elettorale. «Il sindaco di Venezia», spiegano, «ha spinto per un ruolo autonomo del Psi come futuro partner alla pari del Pci. Il consigliere comunale De Michelis ha assunto la posizione opposta, sottolineando l’importanza di un immediato allineamento con le posizioni del Pci. La nostra impressione è che l’obiettivo sia la creazione di un governo di centrosinistra, composto da Psi, Pci e la sinistra Dc».
L’attenzione con cui la Segreteria di Stato americana ha seguito la politica veneta e i suoi protagonisti dimostra quale peso avessero le vicende che avvenivano nella regione roccaforte della Democrazia cristiana.
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