La famiglia Marzotto versa 56 milioni al Fisco

VICENZA. «Tra disputare due round sul ring con Mike Tyson o chiudere subito l’incontro mi pare che la scelta non si ponga». Le famiglie Marzotto e Donà Dalle Rose saldano i conti con il Fisco versando nelle casse dell’Agenzia delle Entrate un maxi assegno da 56 milioni. «Nel nostro Paese, purtroppo, non c’è certezza del diritto» commenta Andrea Donà Dalle Rose finito nel mirino di Procura di Milano, Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate insieme ad altri dodici soci di International Capital Growth (Icg) per la vendita, nel 2007, delle quote di Valentino Fashion Group al fondo di investimento inglese Permira.
«Stiamo parlando di un’operazione pubblica del 2007 e a fine 2012 arriva una contestazione» prosegue il vice presidente del gruppo Marzotto. «Le regole, in Italia, vanno interpretate e caso strano quando c’è assolta necessità di risorse l’interpretazione diventa restrittiva». Secondo l’accusa, la lussemburghese Icg sarebbe stata creata appositamente per sottrarre al fisco i 200 milioni di plusvalenza realizzata con la vendita e il trasferimento alle isole Cayman dell’intero profitto realizzato.
L’inchiesta ha coinvolto, oltre ad Andrea Donà Dalle Rose, anche le sorelle Isabella e Rosanna e ancora Vittorio, Matteo, Maria Rosaria, Cristiana e Margherita Marzotto insieme a Barth Zech, Pierre Cladmi, Ferdinando Businaro e Massimo Caputi. «Tutti i soci di Icg hanno deciso di transare» prosegue Donà Dalle Rose. «Il tema non è andare o meno a processo ma chiudere una partita con un’amministrazione finanziaria che applica le stesse regole riservate ai mafiosi. Abbiamo chiuso obtorto collo, ma trascinare la situazione significava mettersi nelle mani degli amministratori giudiziari». A novembre 2012, infatti, il Nucleo di polizia tributaria di Milano aveva sequestrato ai membri della dinastia di Valdagno beni immobili per una cinquantina di milioni, compresa Villa Trissino Marzotto. Versato il maxi assegno all’Agenzia delle Entrate, i beni saranno ora dissequestrati. «Il gruppo Marzotto non c’entra nulla» precisa «ci vuole rispetto per chi lavora nelle aziende. Riguarda Icg e i suoi azionisti. Secondo l’interpretazione del Fisco, la società lussemburghese doveva pagare le tasse in Italia». Quanto al giudizio sulle indagini per omessa presentazione della dichiarazione dei redditi, il vice presidente della Marzotto è confidente: «Risarcito il danno, la parte penale dovrebbe essere chiusa in automatico».
Quello che è accaduto, conclude Donà Dalle Rose, «non è che mina la mia fiducia nel Paese. Certo fa riflettere, perché sul fronte tributario chi gestisce un’azienda deve affrontarne una al giorno. Ecco, fare impresa in questo Paese è duro, difficile. E questo dà fastidio. Guardate cosa sta accadendo con l’Imu: c’è un vero e proprio accanimento nei confronti delle imprese, spina dorsale del nostro Paese». «Una volta distrutto questo tessuto» conclude Donà Dalle Rose «cosa ci resta? I posti di lavoro chi li garantisce, lo Stato?».
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