La bimba annegò, “sconto” alla madre

In Appello Simone Moreira condannata a due anni e mezzo invece di dieci. La pubblica accusa aveva chiesto l’ergastolo
Di Giorgio Barbieri
Bolognini Ponte di Piave intervista Simone Moreira
Bolognini Ponte di Piave intervista Simone Moreira

ODERZO. «C’è giustizia in Italia», ha detto tra le lacrime Simone Moreira ai suoi avvocati, dopo aver saputo che la Corte d’Appello di Venezia l’ha condannata a due anni e sei mesi per l’omicidio colposo della figlia Giuliana, morta affogata nelle acque del Monticano la sera del 2 settembre 2009. La sentenza è stata emessa ieri pomeriggio, dopo tre ore di camera di consiglio. Viene quindi ribaltata la sentenza di primo grado, emessa dal tribunale di Treviso, che l’aveva condannata a dieci anni per abbandono di minore. Le motivazioni della sentenza saranno depositate in 90 giorni, dopodiché ci sarà il probabile ricorso in Cassazione.

La Moreira ha saputo della sentenza mentre si trova ancora in Brasile. Era partita poco prima di Pasqua assieme ai due figli Lucas, nove anni, e Cristian, 3 anni. La Procura generale, nel corso della scorsa udienza, aveva invece chiesto una condanna all’ergastolo perché, secondo la ricostruzione dell'accusa, la piccola Giuliana sarebbe stata deliberatamente gettata dalla madre nelle gelide acque del fiume che taglia Oderzo. In subordine, la Procura aveva ammesso la possibilità che venissero concesse le attenuanti generiche alla ventiseienne brasiliana, che in questo modo avrebbe visto ridursi la pena a 24 anni di carcere.

Ovviamente soddisfatto il pool difensivo della Moreira, gli avvocati Antonio Forza e Alvise Tommaseo Ponzetta. «Simone ci ha ringraziato tra le lacrime», ha detto Ponzetta al termine dell’udienza, «sapevamo che non poteva essere completamente assolta, ma siamo anche sempre stati convinti che non fosse stata lei a gettare la piccola Giuliana nel Monticano». Di parere esattamente opposto gli avvocati di parte civile. «Siamo convinti che si tratti di omicidio», ha spiegato Luigi Fadalti, «ora aspetteremo le motivazioni della sentenza».

Quello di Simone Moreira è stato uno dei casi giudiziari che ha maggiormente diviso l’opinione pubblica della Marca negli ultimi anni. Gli innocentisti e i colpevolisti hanno seguito passo dopo passo l’inchiesta prima e i processi poi, per stabilire cosa fosse realmente accaduto ad Oderzo in quella drammatica serata di settembre di ormai quasi quattro anni fa. Simone Moreira aveva deliberatamente gettato la figlia nelle gelide acque del Monticano dopo aver litigato con il padre della piccola? Oppure Giuliana era caduta nel fiume perché sfuggita al controllo della madre che, complice il buio di quella serata, non era stata più in grado di trovarla e salvarla? Nel corso del processo di primo grado, i giudici della corte d’assise avevano anche effettuato un sopralluogo in piazza Rizzo a Oderzo, per vedere i luoghi della tragedia. Dal tribunale di Treviso era quindi uscita una sentenza che aveva fatto discutere: 10 anni di condanna per il reato di abbandono di minore. La difesa della Moreira l’aveva contestata, sostenendo che era stato violato il principio di correlazione tra la sentenza e il fatto contestato, in quanto in primo grado il capo di imputazione era di omicidio e non di abbandono di minore. Simone, insomma, era stata difesa dall'accusa di omicidio e non da quella di abbandono di minore. Ora la sentenza di secondo grado ribalta ancora tutto: 2 anni e 6 mesi per la brasiliana che ora vive a Belluno e lavora in un bar del centro. Dove, assicura, tornerà presto.

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