Un imprenditore veneto fonda l’Esercito di Silvio

PADOVA. Quando Mao fondò l’Armata popolare, promise ai soldati rossi un sentiero luminoso e bagnato di lacrime. Lui, Simone Furlan, artefice del neonato Esercito della Libertà, offre addirittura il petto ai proiettili destinati a Berlusconi («Sarei pronto a farmi sparare per lui») e arruola combattenti indomiti, decisi a difendere Silvio da «aggressioni fisiche, linciaggi mediatici e persecuzioni giudiziarie».
Padovano di Piombino Dese, 37 anni, imprenditore nel ramo alberghiero, non ha il profilo del samurai («Servizio militare? Non l’ho fatto. Porto d’armi? Mai avuto») ma compensa l’inesperienza bellica con un amore sconfinato verso il Cavaliere: «Sì, sono innamorato di lui, ho la sua foto in ufficio, amo sia l’uomo che il politico, c’è un momento nella vita in cui capisci che lottare per un ideale non è più una scelta ma un obbligo ed io, insieme a tanti amici, andrò nelle case, nelle piazze, nei mercati, dappertutto, per spiegare agli italiani chi è davvero Silvio Berlusconi e perché il Paese ha bisogno di lui». Il sito dell’Esercito di Silvio raccoglie le adesioni e impegna le reclute, inquadrate in reggimenti, a combattere «La Guerra dei vent’anni». Toni da Capitan Fracassa, neanche il Vietnam è durato tanto... «È il titolo di uno speciale Mediaset che ha ricostruito l’infinita serie di processi a suo carico. Prima di scendere in politica, Berlusconi era corteggiato da tutti, poi è diventato il più grande criminale in circolazione. La verità è che non gli perdonano di aver impedito ai comunisti di andare al potere, di aver fermato un progetto politico-giudiziario che avrebbe consegnato l’Italia alla sinistra. Non riescono a batterlo con il voto, allora vogliono dichiararlo ineleggibile. È troppo».
Argomenti non proprio inediti, qualche peccatuccio il suo idolo l’avrà pure commesso... «Non lo so, non ero presente ai fatti contestati ma mi pare che finora tutte le sentenze definitive l’abbiano scagionato. Comunque noi rispettiamo la magistratura, non faremo dimostrazioni davanti ai tribunali, quello che ci preme è raccontare il vero Berlusconi, quello che io ho avuto la fortuna di incontrare». Ci racconti. «È successo ad Arcore, sono stato ricevuto insieme ad altri imprenditori e ho conosciuto un uomo ospitale, elegante, molto alla mano eppure di gran classe. Lui è un leader nato ma è anche uno di noi, forse qualcuno ha approfittato della sua generosità». Tant’è. L’arruolamento virtuale procede spedito: «Abbiamo superato le 10 mila adesioni, l’ingorgo di accessi ci ha bloccato il server due volte, vogliamo arrivare a 30 mila e poi faremo una convention». Chi sono i soldati? «Gente di ogni età, soprattutto giovani e donne, ma anche associazioni che contano migliaia di iscritti e sono interessate al nostro progetto». Non tutti sprizzano entusiasmo: «Ci arrivano insulti e minacce, sia sul web che al telefono, c’è perfino un avvocato di Roma che mi accusa di insurrezione. Non capisco proprio. Noi siamo gli evangelizzatori di Berlusconi e vogliamo testimoniare la sua parola con determinazione ma nel modo più pacifico». E lo stato maggiore azzurro? «Io sono iscritto a Forza Insieme, non al Pdl, là ci sono troppi smidollati che stavano per abbandonare Berlusconi e quando hanno capito che era di nuovo il cavallo vincente sono rientrati di corsa. Vergogna, il centrodestra va riformato dal basso». Segnali dal Cav? «Al momento no, però mi tempestano di chiamate, ho appena parlato con un giornalista giapponese».
Basta. Risuonano le note del silenzio e il condottiero Simone Furlan torna nella hall (è il direttore dell’Hotel Glamour a Bassano del Grappa) e ritaglia un po’ di tempo per l’altra creatura prediletta, il Movimento bestiale. È un’associazione che difende gli animali minacciati. Nobile causa. Il rischio di estinzione, dopotutto, non è un’esclusiva di Silvio.
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