La riforma della sanità, prossima tappa: dimezzare le Ulss venete

VENEZIA. «Eccole le schede ospedaliere, quelle vere, non la spazzatura che hanno propinato finora, inscenando manifestazioni di protesta sul nulla». Nell’aula municipale-sauna di San Vendemiano, la sua roccaforte trevigiana, il governatore Luca Zaia distribuisce pani e pesci della riforma sanitaria in versione veneta. Al suo fianco, l’assessore Luca Coletto chiosa: «Prima ci hanno accusato di demolire la sanità, adesso di non aver tagliato abbastanza, mi sa che siamo sulla strada giusta». L’occasione è la consegna del documento ai 23 direttori generali di Ulss e Aziende chiamati a conciliare rigore finanziario e maggiore efficienza. Sullo sfondo, ma non troppo, il top manager Domenico Mantoan, l’artefice tecnico di una manovra che ambisce a ridisegnare il welfare.
I capisaldi, dettati dal Piano socio-sanitario approvato un anno fa, sono noti: riduzione dei posti letto riservati ai malati acuti (-1227) e incremento di quelli destinati a riabilitazione e lungodegenza (+1263); gerarchia delle cure articolata su due “hub” di rilievo nazionale (Padova e Verona), cinque presìdi di capoluogo e una quarantina di poli ospedalieri di comunità; rete di medici di base - almeno 2 mila sui 3500 in servizio - impegnati a garantire un’assistenza h 24 sette giorni su sette. L’obiettivo è cogliere due piccioni con una fava: snellire la spesa (la degenza ospedaliera “tradizionale” costa circa 500 euro al giorno a fronte dei 150 di quella “comunitaria”) e alleggerire la pressione sugli hub e i pronti soccorso “spalmando” sul territorio i flussi. In che modo? Concentrando le urgenze chirurgiche (con relative risorse umane e tecnologiche) in due-tre ospedali per ogni provincia, minimizzando i tempi di ricovero e privilegiando la fase di riabilitazione-lungodegenza nelle strutture più vicine alla residenza del paziente.
Ancora, a fronte di aumento dei primari (da 727 a 754, con le nuove nomine concentrate negli ospedali di comunità) si assiste a un parziale accorpamento di reparti, preludio alla futura riduzione delle Ulss: il disegno che trapela dal riordino dei laboratori di analisi, anatomia patologica e centri trasfusionali (i “polmoni” del sistema) è quello di dimezzarle, fondendo le aziende limitrofe - per abbattere costi di gestione e oneri burocratici - così da limitarne il numero ad un paio per provincia.
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