Zaia e Tosi brindano e si stringono la mano «Ma la sfida continua»

VERONA. L’ultima volta che si erano visti era di lunedì, a Milano, seduti uno distante dall’altro nel consiglio federale della Lega Nord, più di un mese fa. A Roma, il 28 febbraio scorso a margine della manifestazione di piazza del Popolo, si erano platealmente ignorati. Ma ieri non hanno potuto che fare buon viso a cattiva sorte: Luca Zaia e Flavio Tosi, i due gemelli diversi della politica veneta, si sono incontrati per la prima volta come diretti concorrenti alla carica di governatore del Veneto. La stretta di mano è fredda e solo a uso dei fotografi. Prima nello spazio lounge del PalaExpo di Verona, poi più plateale sotto al palco dell’auditorium del Vinitaly. Ma tutta la giornata hanno seguito strade diverse. Tosi itinerante tra gli stand dei veneti, Zaia quasi fisso al padiglione della Regione del Veneto.
«Una cosa è la politica, un’altra i rapporti personali» si fanno schermo. «Sono il sindaco della città di Verona e lui fa il governatore del Veneto, c’è una cortesia istituzionale prima di tutto» scandisce Tosi, il primo ad arrivare. «Credo che né Flavio Tosi, né Luca Zaia facciano campagna elettorale qui – ha aggiunto - Uno è sindaco, l’altro è governatore e quindi siamo qui per un ruolo istituzionale e ciascuno ha le proprie competenze rispetto a questo settore, alla sua promozione e alla sua tutela».
«Se ci stringeremo la mano? Ma certo, è il minimo. I rapporti umani non vengono meno, Flavio ha fatto un’altra scelta, in democrazia ci sta. Dunque stringerò la mano a Tosi» gli fa eco poco dopo il governatore Luca Zaia facendosi largo tra i fotografi. «È da una vita che siamo sui palchi politici assieme, l’impressione è che il rispetto umano debba esserci sempre, per cui non cambia assolutamente nulla».
Sul palco delle autorità, seduti uno distante dall’altro, Tosi rompe il ghiaccio per primo: «Qui si parla di Vinitaly, non di politica. Dunque do il benvenuto al governatore del Veneto». Zaia, lievemente più irritato, rivolge un «saluto indifferenziato» a tutte le autorità, tanto per non avere l’imbarazzo di citare il padrone di casa. L’uno non segue l’intervento dell’altro e gli applausi sono di pura cortesia.
Poi è un effluvio di metafore e doppi sensi, di battute sulla sfida tra i gemelli leghisti: l’«Amarone-Tosi» contro il «Prosecco-Zaia», la rotonda solidità del rosso della Valpolicella contro l’effervescenza delle bollicine di Treviso.
Tosi parla della produzione vitivinicola veronese, che da sola vale 800 milioni di euro, e sottolinea che la rassegna rappresenta il vino italiano. Zaia parla di sburocratizzazione e gigioneggia come fosse ancora ministro dell’Agricoltura: «Dalla campagna al mercato ci sono settanta adempimenti amministrativi, venti enti di controllo, mille norme, quattromila pagine da leggere. Si calcola che i nostri agricoltori impiegano cento ore l’anno per la burocrazia». E invoca il registro unito dei controlli.
«Luca Zaia e Flavio Tosi sono due amici e non cambia niente per me» ha spiegato il governatore della Lombardia, Roberto Maroni, commentando la sfida del Veneto. «Stretta di mano? Certo, sono testimone, anch'io ho stretto la mano a tutti e due», ha aggiunto. «Faccio un pronostico: primo Zaia, dal secondo in poi non conta». Poi ignora Tosi e va dietro a Zaia, tagliando il nastro insieme al ministro Maurizio Martina del padiglione del Veneto.
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