Il Tar riammette a Venezia la lista Indipendenza con Zaia

Comencini la spunta: non esiste il rischio di confusione con il simbolo di Morosin Agirmo: «Trionfa la giustizia, ora torniamo in gioco e recuperiamo il tempo perso»
Di Roberta De Rossi

VENEZIA. E alla fine l’ha spuntata la lista “Indipendenza Noi Veneto con Zaia”, riammessa nella campagna elettorale nel collegio di Venezia dai giudici del Tribunale amministrativo regionale del Veneto, che hanno accolto il ricorso presentato dal capolista Roberto Agirmo (con gli avvocati Pavanini e Baldin) contro l’esclusione della lista decretata dalla commissione elettorale del Tribunale di Venezia. I tre magistrati lagunari - presieduti dal giudice AlbertoScaramuzza - avevano bandito dalle elezioni la lista collegata alla campagna elettorale di Luca Zaia, giudicandola per simbolo e nome troppo simile a «Indipendenza Veneta» di Alessio Morosin candidato governatore.

Una situazione paradossale, perché la lista pro-Zaia era stata esclusa solo a Venezia, mentre negli altri collegi i suoi candidati consiglieri regionali erano stati regolarmente ammessi alle elezioni. Di più, in questi giorni le commissioni elettorali venete avevano tutte respinto i ricorsi presentati da Morosin per chiedere l’esclusione della lista «Indipendenza Noi Veneto con Zaia».

Ieri, i giudici del Tar hanno sentenziato che per nomi, colori, disegni «appare assolutamente insussistente ogni possibilità di confusione da parte dell’elettore» tra le due liste.

«Doveva essere così e così è stato: torniamo ad essere in corsa anche a Venezia, anche se ci è stato portato via qualche giorno di campagna elettorale», commenta soddisfatto Roberto Agirmo, capolista nel collegio di Venezia, «era del tutto palese che il nostro simbolo è ben diverso dall’altro: c’è il nome del nostro candidato presidente Zaia e la parola «Indipendenza» non è certo patrimonio solo di un gruppo politico, dato che appartiene da sempre al nostro programma. Quando ci hanno convocato la prima volta, i giudici della commissione di Venezia ci avevano suggerito di cambiare il simbolo: ma così, sì, avremmo commesso una violazione della legge suscettibile di «scomunica» perché la norma prevede che il simbolo dev’essere presente in almeno quattro province o la lista va esclusa. L’importante è che ora siamo in gioco». Nella sentenza, il Tar osserva che «nel caso di specie, la dicitura «Indipendenza noi Veneto con Zaia» non appare confondibile con quella « Indipendenza Veneta» non essendo sufficiente ai fini della confondibilità che in entrambe sia inserita la medesima parola e che in quella della lista ricusata la parola «noi» sia in minuscolo anziché maiuscolo, dovendosi invero tener conto dell’uso e del senso complessivo di tutte le parole nel simbolo. È evidente che sia e figure rappresentate nei simboli in questione che lo sfondo utilizzato negli stessi, consentono di distinguere chiaramente le liste anche in ragione dei diversi colori utilizzati».

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