La sfilata trionfale di Zaia «No a Renzi sui profughi»

Tripudio per il governatore, poi il saluto con Tosi che sfila con i veronesi «Alla chiamata del premier ho detto che due su tre non fuggono dalla guerra»
Borin Conegliano sfilata ANA
Borin Conegliano sfilata ANA

CONEGLIANO. Standing ovation per Luca Zaia, presidente del Veneto, per il primo chilometro della sfilata, da dietro le transenne, affollatissime. E poi per il secondo. Si accomoda in tribuna e gli applausi non finiscono. Intrepido, il governatore, sfida la pioggia, senza ripararsi.

Ed ecco che lo scroscio si ripete quando Nino Geronazzo, l’uomo macchina del raduno, dà lo "sciogliete le righe". Il presidente risponde apparentemente sereno, con il pollice alzato. Sorride, accogliente, quando davanti alla tribuna sfila Flavio Tosi, sindaco di Verona, in maniche di camicia nonostante la pioggia. L’ex avversario lo saluta calorosamente, quasi sbracciandosi.

Zaia risponde; tra i due sembra essersi infiltrata la "pax verde" (verde alpino, che è diverso dal verde Lega). Zaia, dunque, apparentemente sereno. Apparentemente perché da sabato si porta dentro una telefonata del premier Matteo Renzi, di cui non sa se rivelarne o meno il contenuto. Il presidente del Consiglio, tiene in considerazione il governatore veneto per la sua moderazione (lo ha sviolinato anche al recente Festival del’economia, a Trento), gli avrebbe chiesto che la Lega non insista col no assoluto ad ogni forma di accoglienza ai profughi e in particolare a quella nei luoghi del turismo.

«Al presidente del Consiglio ho detto – riferisce - che i profughi sulle località balneari devono essere spostati urgentemente. Gli ho ripetuto che non è accettabile che 2 immigrati su 3 non siano profughi ma migranti economici e che arrivino da noi senza documenti, con i barconi».

Sulla tribuna degli alpini Zaia ha avuto colloqui fitti col sottosegretario Gioacchino Alfano, con il prefetto Maria Augusta Marrosu («Vediamo» ci aveva risposto quando le avevamo chiesto, arrivando, se avesse chiesto l’intervento della protezione civile dell’Ana), con numerosi sindaci, con la futura vicepresidente Elena Donazzan (sciarpa, borsa e scarpe tricolori), contrarissima a far intervenire gli alpini. «Abbiamo già dato» ripete Zaia un po’ a tutti, rilanciando un tema a lui caro, e cioè che i profughi vanno aiutati a casa propria. Manifestando un po’ di credito, però, allo stesso Governo.

«Speriamo che riesca a chiudere una trattativa internazionale affinché questo accada, perché nessuno dice no ad aiutare una persona che scappa dalla morte o dalla fame, però dobbiamo averne la certezza». Leggere che tra i sedicenti profughi ci sono dei nigeriani, membri di una comunità che ha uno dei redditi pro-capite più alti dell’Africa – esemplifica il governatore -, fa irritare i nostri disoccupati, chi tra i veneti ha bisogno; l’anno scorso abbiamo ospitato 110mila persone che non erano vittime della profuganza. Da ex obiettore di coscienza, invece, Zaia conferma tutto il suo sostegno al presidente Ana, Sebastiano Favero, sul servizio civile obbligatorio.

Prima di lasciare la gradinata degli alpini, un tripudio di tricolori (ben 90, quanti gli anni dell’Ana coneglianese), il presidente dà l’appuntamento ad una festa analoga, ma più significativa ancora. «Nel 2017 l'adunata deve essere nostra. Si deve fare a Treviso, senza discussione. La Regione ci sarà e farà la sua parte».

A Zaia è stata appena riferita l’indiscrezione che Firenze, la città di Renzi, fa un passo indietro. Una doppia vittoria sul premier?«Dove c'è alpinità – contestualizza - c'è volontariato e in Veneto una persona su cinque si dedica a questo settore. Come si può vedere dai numeri di oggi, non si fa l'Adunata se non sfilano le sezioni del Veneto. Io ero a L'Aquila e ci è servito andare in Abruzzo per vedere se è cambiato qualcosa da quando le penne nere se ne sono andate. Purtroppo devo dire che dovremmo rimandarli. Se ci fossero loro, l'Aquila sarebbe come Gemona. Posso dire che dove mettono le mani loro i risultati si sono visti». (f.d.m.)

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