«I migranti? Nei seminari». Scintille tra Zaia e vescovi

VENEZIA. Punture di spillo, anzi di spillone, tra l’episcopato veneto e Luca Zaia. Divisi, manco a dirlo, sul tema urticante dell’accoglienza a profughi e migranti. In una lettera aperta ai fedeli, i vescovi Gianfranco Agostino Gardin (Treviso) e Corrado Pizziolo (Vittorio Veneto) hanno richiamato i cristiani al dovere della carità, stigmatizzando le «scelte improvvide» dettate da un’«ideologia politica che impedisce di cogliere la dimensione del dramma umano» di chi fugge da guerra e carestia. Trasparente l’allusione alla rivolta di Quinto - dove un centinaio di immigrati africani è stato allontanato da un condominio a furor di popolo, con Zaia in prima linea nella protesta, culminatata nella rimozione punitiva del prefetto - e ancor più la critica alla linea dura adottata dalla Lega salviniana.

Una sortita che il governatore non ha lasciato passare sotto silenzio: «Chi è senza peccato scagli la prima pietra», la sua replica «i vescovi, che rispetto in quanto cattolico, io li capisco perché il Vangelo predica la compassione, la solidarietà, l'aiutare chi è in difficoltà; ma i cittadini veneti hanno capito che molti di questi che noi aiutiamo come profughi non sono affatto in difficoltà; due su tre, infatti, non sono profughi. La nostra gente, inoltre, si chiede: i vescovi hanno dato tutto quello che potevano dare? I seminari sono tutti pieni di immigrati e di profughi? Gli altri edifici a disposizione delle diocesi sono diventati inutilizzabili perché gremiti di disperati? A me proprio non risulta».
Vescovi e #immigrati, chi è senza peccato scagli prima pietra. Non tutti son profughi, Chiesa certa di aver fatto tutto? Aprire seminari no?
— Luca Zaia (@zaiapresidente) 31 Luglio 2015
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