Delrio blocca la Orte-Mestre: non si farà

VENEZIA. L’autostrada Orte-Mestre non è una priorità e il governo Renzi non inserirà l’opera nella Legge di Stabilità 2016. Il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio ha gelato le aspettative del gruppo Bonsignore, convinto di aver trovato una corsia privilegiata a Palazzo Chigi dopo il via libera tecnico del Cipe che l’8 settembre scorso aveva inserito il project financing da 10 miliardi nelle liste degli interventi da far decollare. Dopo 12 anni di stop and go, siamo arrivati all’esame decisivo e il giudizio del ministro Delrio appre netto e inequivocabile: nella lista delle priorità non c’è la Orte-Mestre, l’autostrada di 432 chilometri che il gruppo Bonsignore intendeva costruire con la defiscalizzazione concessa dal governo su base trentennale. Il braccio destro di Renzi, ha scelto la strada del realismo per il Veneto: la Pedemontana da completare e la Tav Verescia-Verona-Vicenza-Padova. Due obiettivi concreti, mentre la Orte-Mestre resta nel libro dei sogni dato che non esiste un piano finanziario in grado di far decollare la più colossale delle Grandi Opere. Le pressioni lobbistiche avevano trovato una breccia nel governo Letta del 2013, l’unico a promuovere la Mestre-Orte grazie alla spinta dell’area Bersani che in Romagna attende da trent’anni la nuova Romea commerciale. Niente da fare. I comitati popolari veneziani possono state tranquilli: la futuribile E45 non sarà il trampolino di lancio di Veneto City, ammesso che ci sia ancora liquidità per far decollare il mega polo del terziario in riviera del Brenta.
Il ministro Delrio, un paio di giorni fa, ha deciso di non riproporre al Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) il progetto dopo che per due volte la Corte dei Conti ha ricusato le delibere del Cipe, sponsorizzate nel 2013 e nel 2014 dall’ex ministro Maurizio Lupi e dal ministro ombra Ercole Incalza. Le delibere, senza il visto della Corte dei Conti, non sono perfezionate, quindi è come se non fossero mai esistite. La decisione di Delrio è un segnale inquietante per i tifosi del project financing: l’opera pubblica autofinanziata dal privato che poi si ripaga con i pedaggi.
Le recenti traversie della Brebemi, la Brescia-Bergamo-Brescia che un anno dopo l’inaugurazione lo Stato ha dovuto rifinanziare, hanno dimostrato a Graziano Delrio che il project all’italiana va rivisto. Nei contratti c’è sempre la clausola miracolosa: se per caso i conti non tornassero, toccherà allo Stato ripianare. Insomma, i guadagni ai privati, le perdite ai contribuenti. Un metodo a cui Delrio mette fine almeno per la Orte-Mestre che doveva costare 9,7 miliardi, di cui 7,8 messi dai privati e 1,9 dallo Stato. Nel 2013 il progetto fu cambiato e il contributo convertito in esenzione fiscale per 9 miliardi di euro da ripagare con i futuri pedaggi. La Corte dei Conti bocciò la prima delibera Cipe. Ora c’è lo stop definitivo.
Albino Salmaso
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