Veneto Banca, troppi privilegi ai soci vip

MONTEBELLUNA. Dopo le lettere di riacquisto emerge un altro filone d'indagine sul fronte Popolari; e questa volta il faro si riaccende su Veneto Banca. Sono all'esame degli inquirenti pratiche illecite che riguardano diversi trattamenti di favore verso alcuni soci “di peso”. Si tratta di meccanismi di compensazione, ovvero di risarcimento, messi in atto dalla Banca di Montebelluna per rimborsare il socio-cliente di quanto perso con la svalutazione del titolo passato da 40,75 a 30,5 euro in due anni. A riferirlo è il quotidiano «La Stampa».
Secondo gli atti visionati, alcuni soci e imprese titolari di un discreto pacchetto di azioni per svariati milioni di euro avrebbero chiesto a Veneto Banca di vendere i propri titoli al controvalore di 40,75 euro e di «utilizzare il netto ricavo per la compensazione delle obbligazioni assunte nei confronti dell'istituto» come «previsto dagli atti di ritenzione e compensazione sottoscritti».
La banca, emerge dal carteggio, avrebbe confermato la disponibilità all'operazione facendo proprio riferimento a questi «atti di ritenzione e compensazione». Si tratta di una palese violazione delle norme di codice civile, testo unico bancario e vigilanza. Con pratiche che, iniziate anni fa, quindi ai tempi del passato Cda, sarebbero proseguite, con addebiti sui conti correnti fino a luglio 2015.
Tanto per incrociare i calendari è utile ricordare che l'indagato Vincenzo Consoli, ex amministratore delegato ed ex direttore dell'istituto, si è dimesso il 30 luglio scorso. Mentre Cristiano Carrus, amministratore delegato da pochi giorni, è entrato in banca con il ruolo iniziale di Cfo e vice direttore vicario a settembre 2014.
Sulla vicenda Veneto Banca conferma la linea fin qui assunta, ribadendo «la sua completa e piena collaborazione sull’operato di tutte le Autorità» senza «commentare mai l’operato stesso».
Le compensazioni sarebbero avvenute in vari modi: con addebiti in conto corrente alla voce «rimborso spese per competenze» per la differenza tra il prezzo massimo di 40,75 e la successiva svalutazione e 39,50 e poi 30,50 all'ultima assemblea di aprile 2015. Ma anche con meccanismi ’premiali’ come accaduto con l’aumento di capitale 2014, verso alcuni importanti soci-clienti restii, a cui (per convincerli a sottoscrivere nuove azioni) sarebbero stati promessi «premi di rendimento» sul capitale investito.
«Lo sapevamo tutti», spiega un insider «sono molti i soci che oggi stanno reclamando quanto era stato promesso dalla banca con le lettere di riacquisto». In questi anni Veneto Banca avrebbe dunque venduto e riacquistato firmando patti con i contraenti neanche troppo segreti. Il problema è che ora, in virtù di queste operazioni, molto patrimonio introiettato con l'aumento di capitale - come già occorso in Popolare Vicenza - potrebbe non essere ritenuto tale dalla Bce; ed è prevedibile, qualora venissero accertate queste pratiche, e soprattutto il loro ammontare, una decurtazione del patrimonio con effetti poi anche nei ratio oggi insufficienti per i parametri del vigilatore. Carrus ha già espunto 110 milioni di capitale nell’ultima semestrale, perché legati ai finanziamenti, annunciando nuove misure sul patrimonio finanziato. L'annunciato aumento di capitale da un miliardo - quando il Cet1 oggi è al 8,37% con la Bce che lo «chiede» al 10% - fa presagire una cospicua perdita 2015 o nuove svalutazioni di questo tipo. O forse, entrambe le cose.
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