Macroregione Triveneta, parte la sfida

PADOVA. Per partire serve il consenso 2 milioni 403 mila 551 veneti. Il referendum per il varo della Macroregione Triveneta a statuto speciale (con Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige), forte di 8 milioni di abitanti, potrà essere indetto dal ministero dell’Interno «solo se ne faranno richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate». La suggestione, che non è fantascienza ma è contenuta nell’articolo 132 della Costituzione, è stata offerta ieri, all’hotel Crowne Plaza di Padova, da tre autorevoli componenti del comitato promotore: l’avvocato Ivone Cacciavillani, classe 1932; l’economista Ferruccio Bresolin, classe 1935; Ulderico Bernardi, classe 1937. Con loro, al tavolo dei relatori, anche Ermanno Chasen, editore di TV7-Triveneta.
«Sono il più vecchio in sala - ha esordito l’avvocato Cacciavillani - ma sono pronto a vivere una giovane avventura. Giànel 1985, parlando a Lugano, Feliciano Benvenuti, il più grande giurista veneto, prevedeva la fase calante delle Regioni. Però c’è voluta l’Unesco, agenzia specializzata delle Nazioni Unite, per imporre una governance unitaria delle Dolomiti. Noi non siamo dei sognatori. L’articolo 132 della Costituzione stabilisce che le Regioni possono fondersi per dar luogo a una macroregione Eugenio Gatto (ministro, dal marzo 1970 al febbraio 1972. per i problemi relativi all’attuazione delle Regioni, ndr) previde, quando ancora le Regioni non si erano insediate, che potessero unirsi. La nostra proposta è semplice: stavolta non sono i deputati a decidere, ma i cittadini. Ci saranno novanta giorni per indurre i Consigli comunali ad adottare la medesima delibera e per ottenere il referendum. Basta con la politica parolaia, sarà comunque motivo d’orgoglio averci provato».
Per il professor Bresolin, che nel 1998 raccolse il 25,86 alle Comunali di Teviso, «la macroregione Triveneta conta in Italia il 12% della popolazione, il 13% dell’export e del Pil, il 14% dell’industria manifatturiera. Possediamo il più grande produttore di beni pubblici: la montagna». Il sociologo Ulderico Bernardi ha messo in guardia da un pericolo: «Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia non devono sentirci come dei sopraffattori».
Ma chi potrebbe appoggiare l’iniziativa? Ieri al bar del Crowne Plaza si sono visti Flavio Tosi, sindaco di Verona e leader di Fare!) e Flavio Frasson, già sindaco di Borgoricco e presidente dell’Ater di Padova; la senatrice Patrizia Bisinella era in sala. Tra i presenti Domenico Menorello, già vicesindaco di Padova; Sebastiano Arcoraci, che fu assessore provinciale a Padova; Ettore Bonalberti, che nella Dc fu tra i collaboratori di Carlo Donat-Cattin; Vittorio Zanini, già amministratore Dc; Flavio Manzolini, ex leghista ora approdato a Fare!; Maurizio Marcassa, ex Psi, poi candidato al Partito Pensionati. Prossimo appuntamento a Villa Pisani nella prima metà di marzo.
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