Bolla: «C’è Consoli dietro l’altra lista»

Il presidente di Veneto Banca attacca Cavalcante e Schiavon: «Espressione di un passato che vuole tornare»
Di Serena Gasparoni
Ferrazza Venegazzù assemblea soci Veneto Banca 2014 nuovo consiglio di amministrazione e conclusioni Vincenzo Consoli
Ferrazza Venegazzù assemblea soci Veneto Banca 2014 nuovo consiglio di amministrazione e conclusioni Vincenzo Consoli

TREVISO. «La seconda lista proposta dalle due associazioni? E' una lista pro Consoli, espressione di un passato che vuole tornare ad essere presente. Di cui Matteo Cavalcante e Giovanni Schiavon sono la prima linea. Il legame con Consoli è evidente: siamo in possesso di informazioni tali che ci permettono di affermare che c'è questa regia di base». Parole pesanti come macigni, pronunciate dal presidente di Veneto Banca Pierluigi Bolla che ha voluto rompere gli indugi «non per convincere il soci a votare la lista espressione dell'attuale Cda», spiega, «ma per ristabilire la verità». Bolla torna a difendere con forza l'amministrazione delegato Cristiano Carrus- accusato di aver definito l'istituto "un malato terminale" e contro cui è stato depositato un esposto in Procura. Torna a smentire l'ipotesi di deleghe estorte ai soci, sotto la minaccia di revoca di finanziamenti. A promuovere professionalità, adeguatezza e trasparenza della lista presentata dal board reggente. Ma soprattutto getta pesanti ombre sulla lista concorrente, espressione delle associazioni Per Veneto Banca e Azionisti Veneto Banca. Insinuando l'esistenza di un "Deus ex machina", espressione del passato, che starebbe muovendo i fili dell'intera operazione da dietro le quinte: l'ex ad, Vincenzo Consoli. «Non faremo pressione per ulteriori controlli: sarà la Bce a decidere. E sull'azione di responsabilità l'assemblea sovrana deciderà il da farsi. Però voglio evidenziare che fino ad ora non hanno presentato un programma, non hanno spiegato cosa vogliono fare, come e quando, non c'è alcuna trasparenza verso gli azionisti, ma soprattutto i futuri investitori, cioè il mercato», continua Bolla, «Qualche mese fa Cavalcante aveva bocciato il piano industriale di Carrus dicendo "ne proporrò uno io”: ma non si è visto niente. Ha solo detto che Carrus potrà fare, per grazia ricevuta, il direttore generale». Una proposta giudicata dall'attuale presidente "inaccettabile" e che ha fatto accantonare una volta per tutte l'ipotesi di presentazione di un'unica lista. «Sono sempre stato dell'idea che una lista unica avrebbe rafforzato la presentazione di Veneto Banca sul mercato. Le condizioni che sono poste alla nostra lista da persone che non appaiono sono state tali (cioè la condizione che Carrus diventasse direttore generale con un amministratore delegato sopra di lui) da aver messo la parola fine a qualsiasi dialogo».

Bolla smentisce infine il fatto che la lista presentata dagli azionisti raggiunga una quota prossima al 15% del capitale. «Dalle informazioni in mio possesso so che Per Veneto Banca non si avvicina alle percentuali dichiarate. Alcuni soci si stanno dissociando alla luce di certi comportamenti dell'associazione». Cristiano Carrus è l'uomo voluto dalla Bce, la difesa del presidente è totale. «E' un grande professionista che sta conducendo con serietà e onestà una banca che deve arrivare ad un traguardo obbligato che è l'aumento di capitale sociale e quotazione nell'interesse di tutti gli azionisti, dell'economia del Veneto e nazionale. Carrus lo vuole la Bce e Imi, che è la garanzia per il consorzio di collocamento e gli investitori. Non voglio pensare cosa succederà se non sarà più amministratore delegato». Bolla non ha dubbi che la lista espressione dell'attuale Cda sia quella giusta. «In pieno accordo con la Bce e con le autorità di vigilanza, è il vero futuro per la banca: amministratori indipendenti, di grande professionalità, di pluriennale esperienza manageriale bancaria o in società quotate. Siamo l' unica soluzione per una chiusura definitiva con il passato che sta ancora, come vediamo, influenzando pesantemente l'istituto. Gli azionisti si trovano di fronte ad una grande scelta: se votare veramente per una nuova banca o rimanere ancora una volta ancorati al passato».

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