“Italia 4.0”, il Veneto nel gruppo di testa

L’università di Padova sarà capofila di uno dei sette “Competence center”, l’annuncio di Renzi e del ministro Calenda
Di Claudio Malfitano
Italian Prime Minister Matteo Renzi during the presentation of the national plan for the Italian industry, Milan, 21 September 2016. ANSA/ PRESS OFFICE/ CHIGI'S PALACE/ TIBERIO BARCHIELLI +++ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING+++
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PADOVA. Le autorevoli pressioni concentriche hanno avuto effeffetto: gli atenei del Veneto, capofila l’università di Padova, ospiteranno uno dei sette Competence center previsti dal piano nazionale «Industria 4.0», presentato ieri dal governo, che prevede una mobilitazione di risorse di oltre 10 miliardi di euro.

Si è risolto così, con un risultato positivo per il Veneto, il “giallo” di una possibile esclusione che nelle scorse settimane ha mobilitato tutti: quattro rettori, i presidenti territoriali di Confindustria, fino al governatore Luca Zaia, autore di una lettera aperta al governo.

E il ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda ieri ci ha anche scherzato su: «Era girata la voce che le università venete non fossero state inserite nel piano nazionale – ha spiegato – Il risultato è che si sono messe insieme e hanno presentato una proposta. Ci saranno, sia perché il Nordest è importante ma anche perché hanno fatto uno sforzo di federarsi e stare insieme. È meglio non annunciare mai i nomi, così creiamo processi virtuosi», ha spiegato nell’evento organizzato al museo della scienza e della tecnologia “Leonardo Da Vinci” a Milano.

Il Veneto però ha poca voglia di scherzare e molta di contare all’interno dei processi di innovazione. E la possibile mancanza di un polo di innovazione in un ateneo dalla forte tradizione di ricerca di base (come nella facoltà di Ingegneria a Padova) ha fatto tremare i polsi a più di qualcuno. Adesso però è il momento della soddisfazione. «Si apre un nuovo corso in un settore nel quale le università venete sono state storicamente penalizzate – commenta Zaia – Assicuro sin d’ora la massima collaborazione in ogni passaggio, perché crediamo nell’innovazione e nella ricerca come elemento fondante del nostro sistema produttivo e universitario». Parla di «sfida vinta dal territorio» anche il rettore del Bo Rosario Rizzuto che assicura un rinnovato impegno nella «contaminazione tra università e impresa». «È una vittoria di sistema: dello spirito di squadra delle università, sostenute dal mondo delle imprese, delle professioni, del lavoro e dalla politica», aggiunge il presidente di Confindustria Veneto Roberto Zuccato.

In un primo momento il governo aveva deciso di puntare solo sui politecnici di Milano, Torino e Bari, e sulla Scuola superiore Sant’Anna di Pisa. Assieme alle università venete sono poi rientrate nel piano anche l’ateneo di Bologna (per lo sviluppo della meccatronica) e il Federico II di Napoli.

Adesso per Padova e il Veneto è il momento di tradurre in realtà il disegno inviato al governo per mettere in piedi il Venice innovation hub che ha come primo obiettivo quello di supportare le imprese del Nordest a vincere la sfida posta da «Industria 4.0».

Il Bo sarà capofila e collaborerà attivamente con Ca’ Foscari, Iuav e l’ateneo di Verona. Tutte le iniziative saranno sviluppate all’interno di infrastrutture già disponibili come il parco scientifico e tecnologico Vega, a Marghera. Ci si muoverà insomma come un’unica area metropolitana, che sa però anche allargare lo sguardo: è previsto il coinvolgimento delle università di Trento e Bolzano, Udine, Trieste e della Sissa (Scuola internazione superiore di studi avanzati di Trieste). Con la consapevolezza che è la rete ad essere in grado di moltiplicare l’impatto delle iniziative realizzate nei singoli “nodi”. L’esperienza da seguire? Quella di «SetSquared» in UK che vede la collaborazione tra le università di Bath, Bristol, Exeter, Southampton e Surrey. In Veneto l’unione ha fatto la forza e ha costretto il governo al passo indietro.

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