Costa “apre” all’election-day. Zaia: al voto, poi la trattativa

Confronto al Bo. Svelati i retroscena del confronto Venezia-Roma: «Negoziati mai decollati»
Da sinistra: Possamai, Costa, Zaia
Da sinistra: Possamai, Costa, Zaia

PADOVA. Spiraglio governativo all’abbinamento del referendum per l’autonomia del Veneto al voto amministrativo di primavera: «Non sono contrario all’election-day, credo che la richiesta della Regione meriti un’attenta riflessione», le parole del ministro Enrico Costa che regala così la prima sorpresa al pubblico di Padova. E aggiunge: «Guardo al progetto veneto con rispetto, ritengo che la volontà di accrescere l’autonomia coincida con una maggiore assunzione di responsabilità. Detto ciò, permangono divergenze su tempi e modi di questo percorso».

ULTIMA CHANCE FEDERALISTA. Ma dopo il fallimento di tanti cantieri federalisti - chiosa il direttore Paolo Possamai - qual è l’obiettivo reale e possibile di questa consultazione? «Per la prima volta il popolo veneto si riunisce e si conta, il referendum non appartiene a me né alla Lega, è un’occasione storica a disposizione dei cittadini», replica il governatore Luca Zaia «il Governo ha impugnato la nostra legge referendaria ma la Corte Costituzionale ci ha dato ragione. Cosa vogliamo davvero? Un Veneto modello Bolzano, con il 90% delle nostre risorse trattenute sul territorio, non più inghiottite da Roma. Aspiriamo a diventare paroni a casa nostra perché abbiamo dimostrato di saper amministrare meglio dello Stato centrale».

SALMASO - AGENZIA BIANCHI - PADOVA - CONVEGNO AL BO. POSSAMAI, COSTA, ZAIA
SALMASO - AGENZIA BIANCHI - PADOVA - CONVEGNO AL BO. POSSAMAI, COSTA, ZAIA

IL DISSENSO SU TEMPI E MODI. Tant’è. Possamai pungola gli interlocutori affinché entrino nel merito della questione. E il dissenso viene a galla. «Il referendum consultivo, pur rispettabile, prescinde dal percorso legislativo necessario alla conquista di maggiore autonomia. La stessa legge regionale autorizza Zaia a negoziare con lo Stato e, solo in caso di fallimento della trattativa, a convocare gli elettori alle urne», osserva Costa «tra marzo e maggio 2016, quando il Veneto ci ha chiesto l’avvio della procedura di discussione, noi abbiamo attivato tecnici e uffici e il 10 giugno abbiamo concordato un’agenda con i rappresentanti di tutti i ministeri. Poi ci è piombata la richiesta di election-day da parte di Zaia, in evidente contraddizione con la volontà di trattare. Noi diciamo sì al confronto e io aggiungo che i veneti hanno davvero un’opportunità storica ma non la coglieranno attraverso il referendum. Occorre un’intesa sui contenuti e per conseguirla ci vuole la buona volontà di entrambe le parti». «Voglio essere chiaro una volta per tutte», reagisce Zaia «noi negozieremo con il Governo dopo il voto referendario, che avverà in ogni caso entro il 2017, non prima, perché rispettiamo la sentenza della Corte. I giudici costituzionali ci hanno invitato a discutere la formulazione dela scheda con il Governo e noi l’abbiamo fatto, proponendo a Roma una serie di quesiti per materia, tutti respinti. La stessa sentenza ha definito “anteriore ed esterna” la trattativa sui contenuti dell’autonomia, quindi potremo affrontarla soltanto dopo il voto popolare». «La verità», ha concluso strappando l’applauso «è che l’Italia teme la nascita della questione veneta».

COSA C’È DAVVERO IN BALLO? Non molla l’osso, Possamai, e sollecita il governatore leghista a chiarire le maggiori competenze e risorse richieste, al di là della generica aspirazione all’autonomia destinata, facile profezia, ad un sì plebiscitario... «Vogliamo che tutte le chance previste dal comma terzo dell’articolo 116 della Costituzione, diventino realtà. A cominciare dalla sanità, quella veneta è giudicata la migliore d’Italia e allora chiediamo di gestirla in totale autonomia; altro che la riforma Madia, per fortuna bocciata dalla Consulta, che voleva affidare a Roma la scelta dei manager delle nostre Ulss. E così vogliamo poteri decisionali sull’istruzione, così eviteremo classi senza docenti a tre mesi dall’inizio dell’anno scolastico. È il federalismo a geometria variabile, sì. Se la Calabria vuole restare al traino di Roma facciano pure, noi vogliamo decidere il nostro destino».

LA RESISTENZA BUROCRATICA. Siamo nella stagione del neocentralismo, obietta Possamai, davvero lo Stato sarà disposto a cedere competenze, responsabilità e - soprattutto - risorse finanziarie? «Mentirei se negassi le resistenze che la macchina burocratica dello Stato oppone alla prospettiva di spogliarsi di poteri decisionali e di risorse», risponde Costa senza esitare «proprio per questo invito la Regione a presentare proposte concrete, a sedersi al tavolo con una griglia di lavoro che renda possibile autentici passi avanti . Caro Zaia, ribadisco che l’occasione è storica e capisco che il referendum scalda i cuori ma anche una montagna di Sì non porterebbe a casa niente». Punto sul vivo, il Luca leghista rimarca la sua linea: «Il referendum si farà, avrà un bel risultato e la spinta popolare ci aiuterà a superare anche l’intralcio della casta burocratica che non vuole cambiare nulla. In ogni caso, se il Governo è ansioso di scoprire le sue carte, ci formuli la sua proposta di autonomia veneta, noi la valuteremo con spirito costruttivo. Certo io non andrò a Roma con il cappello in mano. L’election-day? Prendo atto volentieri dell’apertura manifestata da Costa, che è persona degna di stima. Per il Veneto l’abbinamento significa risparmiare 14 milioni, confido nel buon senso del Viminale, ne ho accennato al ministro Minniti che mi ha risposto “parliamone”».

IL MIRAGGIO DELL’ALTO ADIGE. L’obiettivo-Bolzano sfida ogni più ottimistica previsione, così Costa invita «a non alimentare aspettative improbabili» e rilancia: «Propongo a Zaia, da subito, due mesi di trattative intense a livello di tecnici, con due-tre riunioni settimanali, poi tireremo le somme. Se ci sarà l’intesa meglio per tutti, altrimenti nulla impedirà al Veneto di celebrare il suo referendum ma, stavolta, la gente voterà su contenuti concreti». Possamai coglie la palla al balzo: cosa risponde, governatore? «Rispondo che negozieremo dopo il referendum, rispettando la linea indicata dalla Corte che non può essere applaudita o ignorata a seconda delle convenienze». «Insomma, non volete trattare, abbiamo discusso a vuoto... », punge il ministro. «Voi avete cercato di impedire una libera consultazione democratica e adesso temete la voce del popolo», rintuzza Zaia «dopo il voto noi agiremo su due binari: il confronto su competenze e materie previsto dall’articolo 116; e un progetto di riforma costituzionale che trasmetteremo al Parlamento perché affianchi il Veneto alle cinque regioni a statuto speciali. Noi produciamo 19 miliardi l’anno e la Regione, per i servizi destinati ai veneti, ha a disposizione 50 milioni. Questa vergogna deve finire».

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