Centro protonico: “pace” da 5,8 milioni

VENEZIA. La madre di tutte le revisioni dei project della sanità - revisione che l’Usl 6 di Padova sta ora accarezzando per l’ospedale di Schiavonia - è la transazione che ha chiuso in via definitiva il caso del Centro Protonico di Mestre. L’atto transattivo firmato da Usl 12 Veneziana, Regione e le società del Consorzio Ptc Veneto, azzera il Centro e il contenzioso relativo, dietro versamento da parte dell’Azienda sanitaria di 5 milioni 820 mila euro a favore delle aziende consorziate. Non proprio spiccioli, ma sicuramente meno di quei 30 milioni di euro annui per 14 anni a carico delle casse pubbliche che il project avrebbe comportato e anche dei 60 milioni di danni chiesti dal Consorzio dopo il blocco del progetto.
L’accordo transattivo, attuato con una delibera dell’Usl 12 dell’agosto scorso, è tornato d’attualità non solo perché cifre e condizioni sono state rese pubbliche (su di esse c’era il riserbo massimo), ma anche perché è iniziata la stagione della revisione dei project sanitari veneti. L’Usl 6 Euganea di Padova ha infatti affidato l’incarico a una professoressa universitaria e a un legale per valutare il possibile cambiamento delle condizioni contrattuali per l’ospedale di Schiavonia, mentre il governatore Luca Zaia ha spiegato che tutti i project della sanità sono sotto la lente di ingrandimento in quanto nati in un’epoca caratterizzata da condizioni economiche completamente diverse da quelle attuali. L’idea del Centro Protonico di Mestre risale al giugno 2005 quando ai vertici della Regione c’è Giancarlo Galan e dell’ Usl Veneziana il “fedelissimo” Antonio Padoan. Un raggruppamento di imprese lancia il project destinato a realizzare la struttura per la cura dei tumori precoci, con una previsione di trattamento di circa 1.500 pazienti e un canone di 30 milioni all’anno. L’Usl Veneziana manda avanti con entusiasmo il progetto di Gemmo spa, Condotte d’Acqua spa, Medipass srl, Varian Medical System Particle Therapy Gmbh, riunite successivamente nel Cosorzio Ptc.
Ma quando Luca Zaia arriva alla guida del Veneto decide lo stop: il progetto risulta non solo economicamente insostenibile, ma anche sovradimensionato. I pazienti annui veneti vengono riconteggiati infatti in appena un centinaio, dieci volte meno di quelli complessivamente previsti (nel frattempo è stata aperta un’analoga struttura di cura a Trento). Nel settembre 2014 l’Azienda sanitaria annulla formalmente l’atto e si aprono i contenziosi davanti al tribunale amministrativo regionale e al giudice civile. La richiesta danni contrattuali ed extracontrattuali che il Consorzio presenta nei confronti di Usl e Regione supera i 60 milioni di euro. Per le casse pubbliche si profila un’emorragia e il rischio Corte dei Conti incombe. Iniziano le trattative tra le parti che si chiudono il 10 giugno scorso quando, nella sede dell’Usl 12 Veneziana, aziende e parte pubblica firmano l’accordo. Esso prevede appunto un bonifico di 5 milioni 820 mila euro entro 80 giorni; la somma è riferita ai costi sostenuti per lo studio dell’opera e per la predisposizione della finanza di progetto. I privati, da parte loro, si impegnano a rinunciare al contenzioso, mentre l’Azienda trattiene gli elaborati progettuali. L’Usl assicura inoltre di avere la copertura finanziaria necessaria; si trattata dei 6 milioni di euro girati dalla Regione per la copertura di eventuali passività derivanti dal contenzioso inerente la richiesta di danni avanzata dal Consorzio. La somma, si legge nella delibera attuativa dell’atto «è in ogni caso di gran lunga inferiore all’importo superiore ai 30 milioni di euro che l’Azienda, già il primo anno di attivazione della struttura, sarebbe stata chiamata a sostenere con oneri esclusivamente a proprio carico nell’ipotesi in cui si fosse dato adempimento alle previsioni negoziali della Convenzione». Non solo: «A tale pregiudizio avrebbero fatto seguito pregiudizi per importi analoghi per tutti i restanti 14 anni di vigenza del rapporto contrattuale».
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