«Piccoli punti nascita troppo insicuri» Anestesisti in rivolta

Ospedali con meno di 500 parti, sale la protesta dei medici Sorbara (Adarv): la Regione apra un confronto tecnico
Di Sabrina Tomè

VENEZIA. Dopo le ostetriche e i ginecologi scendono in campo anche gli anestesisti. Per chiedere un intervento sui punti nascita con meno di 500 parti all’anno, ritenuti sprovvisti delle necessarie condizioni di sicurezza. A tal proposito il presidente Adarv (Associazione Direttori di Anestesia e Rianimazione del Veneto), il dottor Carlo Sorbara di Treviso, ha chiesto l’apertura di un tavolo di confronto con la Regione mentre Attilio Terrevoli, presidente regionale dell’Aaroi Emac (il sindacato di categoria) ha richiamato l’ente locale alle responsabilità derivanti da un’«insufficiente sicurezza organizzativa». Ma non basta. Il malcontento sta serpeggiando anche tra gli ospedali più grandi, chiamati a rifornire di personale i piccoli punti nascita col risultato di restare a loro volta sguarniti.

Una questione complessa, dunque, quella che interessa sette presidi sanitari veneti: Venezia, Pieve di Cadore, Piove di Sacco, Adria e Trecenta nel Rodigino, Asiago e Valdagno nel Vicentino. La delibera nel mirino dei medici è la 2238 del 23 dicembre 2016 con cui la Regione riduce in alcune strutture i livelli assistenziali stabilendo la presenza del pediatra per tre ore anziché per tutto il giorno, del ginecologo per 12 ore anziché per 24 e la non previsione di una sala operatoria h24 per le emergenze. È stata una soluzione di compromesso che ha garantito la sopravvivenza di punti nascita destinati altrimenti a scomparire (la soglia stabilita dagli accordi Stato-Regioni è di 1000 parti all’anno con una tolleranza tra 500 e 1000) in quanto sotto i 500 bimbi. La scelta del Veneto è spiegabile per alcuni presidi con la particolare posizione geografica degli stessi, presenti in aree disagiate. Una motivazione valida solo in parte secondo ginecologi e ostetriche che hanno fatto ricorso al Tar per l’annullamento della delibera in questione (l’udienza non è stata ancora fissata).

E alla loro protesta si è unita ora quella degli anestesisti. «I punti nascita sotto i 500 parti l’anno presentano problemi clinico organizzativi dovendo garantire gli stessi aspetti di multidisciplinarietà presenti nei punti nascita con un numero più elevato di parti: se c’è complicanza serve un’organizzazione adeguata», sottolinea il presidente Adarv Sorbara, chiedendo un confronto tecnico con la Regione sul problema. Il dottor Terrevoli mette le mani avanti spiegando, in una lettera a Quotidiano Sanità, di non voler interferire con la programmazione regionale su numero, sede e dimensione dei punti nascita, ma precisando che «resta inderogabile il livello minimo di sicurezza che prevede la presenza h24 in ogni punto nascita di anestesista, ostetrico ginecologo e pediatra». Quanto all’ «adombrata figura dell’anestesista ostetrico che risolverebbe ogni problema, oltre ad essere inesistente è una mistificazione della realtà», assicura Terrevoli, «l’anestesista potrebbe anche avere competenze ostetriche e pediatriche ma rimane un solo medico al posto di tre» a volte pure con l’incombenza delle guardie. Di qui un richiamo alla presa di responsabilità da parte della Regione: «Dell’insufficiente sicurezza organizzativa dovranno rispondere giuridicamente, moralmente e politicamente la Regione e le aziende interessate: gli anestesisti non faranno da parafulmine alle loro inadempienze».

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