«Pfas, l’allarme si allarga a tutto il Veneto»

Greenpeace dopo l’analisi dell’acqua nelle scuole: Italia troppo permissiva. L’assessore Coletto: approccio non scientifico
Di Silvia Giralucci

PADOVA. È sicura l'acqua che bevono dai rubinetti e dalle fontane i bambini del Veneto? Con il rapporto “Non ce la beviamo”, presentato a Padova, Greenpeace punta l’indice sulla presenza di sostanze perfluoralchiliche (PFAS) non solo nella famigerata “zona rossa” inquinata dalla Miteni, ma in un’area molto più vasta della regione.

In aprile Greenpeace ha prelevato campioni di acqua in 18 scuole primarie e 7 fontane pubbliche nelle province di Vicenza, Verona, Padova e Rovigo. Su questi, sono ricercati 27 diversi tipi di PFAS per concentrazioni molto basse. Il risultato è che tutti i campioni analizzati hanno rilevato la presenza di Pfas. A Padova (campione alla primaria De Amicis) rilevati livelli di contaminazione di poco inferiori a quelli registrati nei comuni limitrofi alla zona rossa.

L’acqua, è bene dirlo subito, è potabile e non supera i limiti di sicurezza fissati dalla Regione Veneto (eccetto il campione di San Giovanni Lupatoto), ma se volessimo considerare i parametri più restrittivi utilizzati in Svezia e negli Usa (fissati sulla base di studi più recenti di quelli considerati dalla normativa italiana e del Veneto, dice Greenpeace) più di metà dei campioni di acqua prelevati nelle scuole venete sarebbero sotto la soglia di sicurezza e non sarebbe ritenuta potabile. «Abbiamo rilevato» spiega Giuseppe Ungherese, di Greenpeace Italia, «diverse tipologie di Pfas con pattern di contaminazione differenziati che suggeriscono la possibile presenza di altre fonti di inquinamento rispetto a quelle già individuate (la Miteni ndr.)».

Secondo Ungherese si tratta di un’emergenza ambientale: «I provvedimenti di tipo sanitario adottati dalla regione Veneto non sono sufficienti a tutelare l'ambiente e la salute dei cittadini. Se non si interviene sulla contaminazione alla radice, trattandosi di sostanze bioaccumulabili, la situazione si aggraverà ulteriormente».

La Regione Veneto, per bocca dell’assessore alla Sanità Luca Coletto accusa però Greenpeace di aver un approccio non scientifico «buono solo per procurare allarmi ingiustificati». L'assessore all'Ambiente Bottaccin afferma invece che i termini della questione sono falsati: «L'Oms dice che, tra i Pfas, i più pericolosi sono i Pfos. Per questi nel Veneto abbiamo i limiti più bassi d'Europa e una tra i più basse del mondo. Mi chiedo come mai si continua a parlare del Veneto e non di altre situazioni in Italia. Ogni secondo sul Po passano 70 milioni di nanogrammi di Pfas. Questo vuol dire che in Piemonte qualcuno li sversa. Perché nessuno ne parla? Che cosa dice Greenpeace in proposito?. Dire che la Regione ha alzato i limiti per i composti Pfas nelle acque potabili o parlare di mancato blocco dell’erogazione dell'acqua potabile come fa Greenpeace» scrive Bottaccin in una nota, «significa creare un allarme ingiustificato nella popolazione. Valuteremo se ci siano gli estremi per una denuncia».

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova