«Il Veneto non ha bandiere ma solo gonfaloni e stemmi»
Filippo Bubbico, sottosegretario agli Interni, spiega perché il governo Gentiloni ha impugnato la legge regionale. La rivolta dei prefetti e il rischio Catalogna

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi e il presidente della Regione Veneto Luca Zaia.nello stand del Veneto al Vinitaly, il 9 aprile 2014 a Verona. Il governatore veneto ha consegnato al premier il gonfalone di san Marco, vessillo della Regione. ANSA/ UFFICIO STAMPA REGIONE VENETO ++ HO - NO SALES, EDITORIAL USE ONLY ++
PADOVA. La bandiera del Veneto da esporre nelle prefetture e questure? «Non mi risulta che la questione esista, perché le Regioni dal 1970 hanno solo i gonfaloni e gli stemmi», mentre le bandiere nazionali degli Stati indipendenti sono quasi 200 «Quella italiana è il tricolore: verde, bianco e rosso partendo dall’asta, come recita l’articolo 12 della Costituzione». Filippo Bubbico, sottosegretario agli Interni, getta acqua nel fuoco della polemica divampata sul simbolo che Zaia ha rispolverato dal pantheon del venetismo: il vessillo della Serenissima, che non sventola più su Venezia dal 12 maggio 1797, quando il Maggior Consiglio dei Dogi abdicò e dichiarò decaduta la repubblica dopo l’invasione di Napoleone.
220 anni dopo, il moto è sempre lo stesso: “Pax tibi”, dice l’Evangelista, ma la bandiera con il leone di San Marco imposta per legge dal consiglio regionale a tutti gli uffici pubblici ha rischiato di creare un serio incidente diplomatico tra Venezia e Roma nei giorni in cui in Catalogna la Guardia Civil ha fatto scattare il blitz per impedire il referendum sull’indipendenza il 1 ottobre. Nelle stesse ore della protesta, Luca Zaia su twitter scriveva: «Venezia come Barcellona, ci facciano votare per l’autonomia di Veneto e Lombardia». E ancora: sul referendum «come la #Catalogna pronto a farmi arrestare». Il Serenissimo Governatore, con la sua giacca “skinny” da eterno dj avvolto nello stendardo del leone alato, sembrava sul piede di scalare il campanile di san Marco, in un sussulto di venetismo, in vista del referendum del 22 ottobre. Uno show mediatico che ha emulato quello sul palco di Pontida del 17 settembre.
Letti i tweet, sfogliato l’album delle foto su Fb, al Viminale non hanno esitato un solo attimo ad ascoltare le vibrate proteste dei prefetti, più che mai imbarazzati dal diktat partito da palazzo Balbi: l’obbligo di esporre la bandiera del Veneto, pena il pagamento di una multa da 100 a mille euro.
Una spada di Damocle eliminata con rara efficacia burocratica: Minniti ha preteso che nel consiglio di ministri di venerdì scorso, il premier Gentiloni firmasse il decreto per impugnare la legge regionale sull’utilizzo dei simboli e ne sollevasse l’incostituzionalità. I motivi del contendere, in linea di diritto, sono noti: per il governo la legge del Veneto «invade la competenza legislativa riservata allo Stato, stabilita dall’articolo 117 della Costituzione. E vìola i principi costituzionali di ragionevolezza, uguaglianza e di unità».
E adesso cosa accadrà? Sarà la Consulta a dirimere il conflitto, ma il sottosegretario agli Interni Filippo Bubbico, ex governatore della Basilicata, non cambia idea: «La bandiera è tale in quanto identifica una Nazione, sia essa una repubblica o una monarchia. Il Veneto è una regione e nello statuto approvato nel 1970 ha scelto il gonfalone e lo stemma per essere identificato. So che il 22 ottobre verrà celebrato il referendum per chiedere maggiori forme di autonomia, come previsto dall’articolo 116, terzo comma della Costituzione: l’unità di questo Paese è un valore da salvaguardare anche con il federalismo fiscale. Temo invece che possano prevalere calcoli di convenienza politica rispetto alle esigenze di buona efficienza dell’ amministrazione regionale. Il ministero degli Interni ha autorizzato le consultazioni di Veneto e Lombardia perché si muovono all’interno dei principi costituzionali: insomma, il governo è sereno e non vede pericoli».
E la bandiera di San Marco? Il sottosegretario Bubbico sorride e ammette che il tentativo di elevare la Regione Veneto al rango di Stato, con il vessillo ufficiale, è operazione assai complicata che gli uffici legislativi del Viminale hanno bloccato in poche ore. La legge approvata dal consiglio regionale presenta una grave lacuna, quando all’articolo 7 septies fissa le multe: chi non espone la bandiera «verrà punito con una sanzione amministrativa da 100 a 1000 euro». Va prima risolto un rebus: chi eleva e incassa le multe? Le Regioni non hanno né vigili né agenti. A meno che il Veneto non diventi come la Catalogna, con i suoi “Mossos d'Esquadra” che Madrid ha incatenato...
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