Baita: Expò, andrò a processo E il verde inguaia Mantovani
Aperta ieri a Milano l’udienza preliminare per la corruzione dell’Esposizione L’ex manager non chiederà sconti di pena: «Mi difenderò fino all’ultimo»

VITUCCI..FIP SELVAZZANO.. VITUCCI..FIP SELVAZZANO
VENEZIA. «Piergiorgio Baita, se rinviato a giudizio, andrà a dibattimento e si difenderà fino all’ultima goccia di sangue». Lo ha detto ieri mattina il suo difensore, l’avvocato Alessandro Rampinelli, al termine della prima giornata di udienza preliminare a Milano per la corruzione Expo. L’ex ad della Mantovani, che vinse il maxi-appalto sulla piastra, è imputato per corruzione, ricettazione e turbativa d’asta. Stessi reati di cui deve rispondere l’altro veneto coinvolto, Franco Morbiolo, ex presidente Coveco (il consorzio delle coop rosse del Veneto).
Mantovani e le nuove accuse sul verde.
Sotto accusa anche le due aziende venete, in qualità di persone giuridiche; Mantovani risulta inoltre coinvolta in un secondo filone d’inchiesta relativo al verde per Expo. Imputati poi il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il manager di Expo Angelo Paris, l’ex dg di Ilspa Antonio Rognoni, un dipendente di Metropolitane Milanesi, Dario Comini. L’udienza preliminare che è servita alla costituzione delle parti civili, è stata rinviata dal gup Giovanna Campanile al 2 febbraio sia per un problema di notifica, sia per valutare la riunione del procedimento con un secondo troncone d’inchiesta che vede indagati Sala e Paris per concorso in abuso d’ufficio proprio con riferimento al verde della maxi gara d’appalto; l’avviso di chiuse indagini è stato loro notificato ieri. La contestazione riguarda l’affidamento diretto a Mantovani di una fornitura di 6 mila alberi, secondo una procedura d’urgenza che per la Procura non era giustificata. Grazie a quell’affidamento, ritiene l’accusa, l’impresa veneta avrebbe avuto un vantaggio patrimoniale di 4, 3 milioni di euro. Nel novembre successivo Mantovani stipulò un contratto di subfornitura con un vivaio (Ati Zelari) a cui pagò una cifra di molto inferiore, pari a 1, 7 milioni. In questo modo, i due indagati avrebbero «procurato intenzionalmente a Rti Mantovani l’ingiusto vantaggio patrimoniale pari alla differenza tra i due importi, dedotte le spese generali e l’utile dell’impresa con l’aggravante di particolare gravità», è la contestazione della Procura. Secondo l’accusa, mancava anche il “requisito dell’urgenza” per l’affidamento senza gara.
Baita: andrò a processo.
Intanto i veneti si preparano a dare battaglia sulle contestazioni della Procura. Baita, che nell’ambito delle tangenti del Mose ha collaborato con la magistratura ammettendo le dazioni di denaro, stavolta si è invece dichiarato totalmente estraneo ai fatti. Per questo non intende patteggiare (come ha fatto per il Mose), ma in caso di rinvio a giudizio andrà a processo, come ha annunciato ieri il suo avvocato. Stando alla ricostruzione degli inquirenti, Baita e Morbiolo avrebbero vinto l’appalto per la costruzione della Piastra dei Servizi Expo pagando uno dei progettisti, l’architetto Dario Comini. Più precisamente avrebbero versato al professionista 30 mila euro ufficialmente per lo svolgimento di una consulenza; in realtà avrebbero ottenuto in anticipo i documenti di gara che avrebbero permesso loro di formulare l’offerta vincente. La gara era stata vinta nel 2012 con un’offerta da 165 milioni rispetto ai 272 milioni posti come base d’asta: un ribasso giudicato da più parti come “anomalo”.
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova
Leggi anche
Video








