Marcato: «Con 300 milioni il Veneto corre come la Cina»

L’assessore allo Sviluppo: «La vera sfida da vincere si chiama risanamento  della laguna di Venezia e zona industriale di Marghera. Ho fiducia in Delrio» 
VENEZIA. «Cosa facciamo per sostenere l’industria veneta e vincere la sfida della globalizzazione? Mi faccia fare due conti: non vorrei che mi scambiassero per la Befana, ma siamo a 300 milioni di euro: 84 per i bandi Por-Fesr, 3 per le donne che fanno impresa. Poi c’è il Piano industriale del Veneto realizzato con l’università di Padova che assorbe altri 167 milioni. Abbiamo inaugurato i cantieri della banda larga, approvato la legge sull’artigianato con un fondo di 20 milioni che ora va in consiglio regionale. Ma la sfida più ambiziosa riguarda la laguna di Venezia, con altri 27,5 mln per il disinquinamento. La vera priorità si chiama risanamento di Marghera. Spero che il ministro Delrio ci dia una mano a concludere la bonifica: servono altri 200 milioni». Roberto Marcato, assessore alle Attività produttive, sta tornando da Milano, dopo l’incontro con Matteo Salvini che nel comitato federale ha definito le modalità delle candidature per il 4 marzo. Parla volentieri di politica e apre la polemica contro Flavio Tosi: «Berlusconi sbaglia, è devastante per la Lega ritrovarsi Tosi come alleato: il sindaco di Verona voleva eliminare Zaia nel 2015. E per fortuna Salvini l’ha cacciato. E’ un errore imperdonabile, un boccone amaro difficile da digerire per la Lega».


Assessore Marcato, come intende gestire i fondi per le imprese nel 2018: riuscite a puntare sull’innovazione del sistema
?


«La mia parola d’ordine è gioco di squadra. E posso dire con orgoglio che gli atenei del Veneto sono un’eccellenza mondiale, abbiamo dei ricercatori bravissimi che vanno aiutati. L’università di Padova ha avuto un ruolo decisivo nella elaborazione del Piano industriale del Veneto presentato al Bo con il rettore Rizzuto, qualche mese fa. Da lì è iniziata una collaborazione che ha coinvolto le associazioni di categoria: il mio compito è capire le esigenze delle imprese e creare il dialogo con le università per favorire l’innovazione. Non ha senso proporre ricette astruse calate dall’alto, bisogna saper ascoltare gli artigiani, i
“paroni”
che hanno costruito le aziende nei sottoscala negli anni Sessanta quando eravamo noi la Cina: oggi ci sono tutte le condizioni per vincere la sfida della globalizzazione e tornare a crescere ai ritmi di Pechino. In Veneto ce la possiamo fare grazie alle sinergie tra università e imprese ad una sola condizione: tagliare la burocrazia».


Nella corsa ai bandi europei il Veneto come si colloca?


«Il Veneto sforna una raffica di bandi europei che vengono bruciati e si va in overbooking. Se faccio un bando Por Fesr da 5 milioni di euro mi arrivano domande per 10 e ciò vuol dire che siamo sulla strada giusta, anche se poi è una fatica immane trovare le risorse per chi è in fondo alla lista. Proprio ieri ho dato attuazione all’Asse 3 del Por Fesr 2014-2020: il sostegno sarà erogato come contributo in conto capitale ed è in linea con la legge regionale del 2014 sui distretti industriali, le reti innovative e le aggregazioni di imprese. Vogliamo sostenere il riposizionamento competitivo delle micro, piccole e medie aziende venete per incentivare gli investimenti utili al passaggio della quarta rivoluzione industriale. Il piano di investimenti avrà particolare attenzione alla trasformazione tecnologica e digitale sulla base del modello «Industria 4.0».


Insomma, lavorate in sinergia con il piano Calenda ma se il Veneto cresce a una velocità doppia rispetto all’Italia sia in termini di Pil che di export un motivo ci sarà: è lei che ha la bacchetta magica come Re Mida o c’è qualche altro segreto?


«Io non ho alcun merito, se non quello di ascoltare: se il Veneto è tornato locomotiva d’Italia è solo grazie alla tenacia delle imprese e della nostra gente che ha il lavoro come etica, scolpita nel Dna e nel sangue. Sono stanco di sentire lezioni di economisti che spiegano come vincere la sfida della globalizzazione. Nel 20013 dicevano che il Nordest era destinato a morire. Pura follia. Abbiamo la crescita più alta e il tasso di disoccupazione più basso d’Italia perché l’orgoglio d’impresa è rimasto lo stesso d egli anni Sessanta. Io ho cercato di favorire le aggregazioni tra piccole imprese per l’innovazione di prodotto, grazie agli accordi con le università. Ma senza premere sull’acceleratore delle fusioni d’azienda, rigettate psicologicamente perché segnano la fine della dinamica familiare. I figli dei vecchi
paro
ni
si sono rimboccati le maniche e non vendono le aziende perché il
genius loci
va preservato».


Assessore, lei tesse le lodi del sistema “ piccolo e bello” con nostalgia degli anni d’oro: oggi il mondo sta cambiando e le sfide sono più complesse. O no?


«Non voglio polemizzare anche perché sono tra i pochi assessori che raccoglie il consenso o l’astensione delle opposizioni. Le racconto una storiella che le potrà illuminare la mente».


Che favola è?


«Sono andato all’Infn di Legnaro e ho parlato con i ricercatori che dovevano sviluppare alcuni strumenti molti sofisticati. Tanto per andare sul sicuro, i fisici nucleari hanno bussato in America. E sa com’è finita? Che l’Infn ha trovato un artigiano di Vicenza che produce questi materiali così precisi e pregiati e ora li vendiamo noi agli americani. Questo è
genius loci
. Per questo la Cina non ci fa paura».


Le priorità del 2018?


«Si parte con la legge sull’artigianato, da 20 anni in attesa. Spero che il lavoro di commissione la possa migliorare: la dotazione sarà di 20 milioni.


E sulla salvaguardia di Venezia a che punto siamo?


«La vera priorità è risanare Marghera. Un’area che non ha eguali in Europa per fare impresa con il porto, lo scalo di Tessera, le autostrade e l’alta velocità. Il lavoro di squadra ha coinvolto la Regione, il sindaco di Venezia Brugnaro e il governo, con Graziano Delrio tra i protagonisti. Abbiamo sbloccato altri 27 milioni di euro per la bonifica ambientale della laguna, tra qualche settimana ci sarà un incontro con il ministro delle Infrastrutture per definire la gestione del Mose: si sta pensando a una società pubblica partecipata da tre enti e la regione farà la propria parte».


E’ un lavoro immane, che dura dagli anni Novanta: quando pensate di completarlo?


«La sfida è complessa, ci mancano 200 milioni per completare i marginamenti, condizione fondamentale per girare pagina e convincere le aziende a investire a Marghera. A tutti i candidati delle politiche in corsa a marzo io farà una sola domanda: ti prendi l’impegno di portare a Venezia 200 mln di euro? Per altre aree di crisi in Italia i soldi si trovano».


Assessore, cosa può arrivare dal tavolo romano del negoziato sull’autonomia: soldi ce ne sono pochi.


«A me interessa ottenere maggiori competenze sul piano legislativo per eliminare la burocrazia che divora risorse. Siamo più efficienti rispetto al centralismo romano e quindi dobbiamo poter declinare in salsa veneta la macchina elefantiaca dei regolamenti che strozzano le aziende. Il Veneto non è la Calabria e non lo si può paragonare nemmeno alla Lombardia e al Piemonte perché noi abbiamo il 97% delle imprese con meno di 10 dipendenti. La norma nazionale crea solo ostacoli e quindi il Veneto deve poter esercitare poteri diversi con un impianto normativo ad hoc. Il Paese va riformato: basta con la burocrazia».


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