Omicidio stradale e sospetti sull’autopsia I 5 Stelle accusano Mantoan: lasci la sanità
venezia. Diventa un caso politico-istituzionale l’inchiesta della magistratura padovana sulla morte del settantenne Cesare Tiveron, che il 13 settembre fu investito e ucciso da un auto blu della Regione sulla quale, alle spalle del conducente, viaggiava Domenico Mantoan, il top manager della sanità del Veneto. Indagato l’autista – che procedeva in direzione vietata – l’omicidio stradale ha messo nei guai anche Massimo Montisci, il docente e direttore dell’Unità complessa di Medicina legale e tossicologia: a conclusione dell’autopsia, l’universitario stabilì che a provocare il decesso era stato un infarto, di qualche istante precedente lo scontro tra la vettura e lo scooter della vittima, affetta da cardiopatia. Morte naturale, insomma. Una tesi ora contraddetta dalla perizia dei cinque esperti nominati dal gip, che contestano l’incompletezza e le omissioni nel referto autoptico stilato dal pure rinomato collega.
La circostanza– già oggetto dell’interrogazione rivolta al governatore Luca Zaia dai consiglieri Piero Ruzzante, Patrizia Bartelle e Cristina Guarda, lesti a sollecitare provvedimenti cautelari o disciplinari a carico di Montisci – è rilanciata dal gruppo 5 Stelle all’assemblea regionale, che alza il tiro e chiede severi provvedimenti nei confronti di Mantoan. Jacopo Berti, Simone Scarabel, Erika Baldin e Manuel Brusco ricostruiscono la dinamica dell’incidente avvenuto nella città del Santo, all’uscita dall’Iov, definito in premessa «l’omicidio stradale di un povero settantenne, forse fatto passare per sfortunato incidente per togliere dall’imbarazzo un alto esponente della Regione. Se fosse questa la verità», è il sospetto dei grillini«saremmo davanti ad una brutta storia degna di un thriller, sulla quale vogliamo la massima trasparenza».
A riguardo, il M5S nutre pochi dubbi: «Oggi le controperizie e le ulteriori indagini, non solo smentiscono questa fantasiosa versione, ma svelano uno scenario che saprebbe di manipolazione della verità. Nella prima perizia venivano indicati esami, procedure, analisi che in realtà non sarebbero mai state effettuate. Tutto falso, insomma. Ma c’è di più. Nello studio del professor Montisci sarebbe stato trovato nascosto il pacemaker della vittima, dal quale si poteva verificare quando davvero fosse avvenuta la morte per arresto cardiaco. Riassumendo: un uomo viene travolto da un’auto, ma muore per i fatti suoi. Il corpo viene sottoposto ad analisi che risultano false e la prova di quanto accaduto davvero viene trafugata. Vogliamo la verità e diciamo che ce n’è più che a sufficienza per chiedere le dimissioni di Domenico Mantoan, o almeno la sua sospensione. Zaia che dice?».
Nulla. Interpellato, Palazzo Balbi fa sapere che il governatore si astiene «da sempre» dal commentare indagini in corso. Muti anche Montisci e Mantoan. Ma la vicenda è urticante. E tutt’altro che chiusa. —
Filippo Tosatto
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