Coronavirus in Veneto: «Ho scelto di lasciare il letto di mia zia per salvare un paziente più giovane»

Posti contati in terapia intensiva: la sofferta decisione del nipote di un’anziana ospite della casa di riposo di Merlara, in provincia di Padova. Una storia toccante

MONSELICE. Scegliere il bene degli altri, anche quando incombe la più definitiva delle prospettive: la morte. Pensare alla comunità, preferire il “noi”, ignorare gli egoismi. Lina Cavestro aveva 91 anni ed era ricoverata in casa di riposo a Merlara, malata di Alzheimer, positiva al coronavirus. Sarebbe servito un ricovero in terapia intensiva ma il nipote, con grande responsabilità, ha scelto. «Abbiamo considerato importante non togliere il letto di terapia intensiva a qualcuno più giovane e con più possibilità di sopravvivenza». E intanto sfoglia l’album delle foto ricordo e una lacrima gli riga il viso.

La scelta

La Regione veneto ha incrementato i posti letto negli ospedali regionali proprio per non dover rendere sistemica la scelta tra chi salvare e chi no. Una scelta che però, in qualche modo, oggi già avviene, con il buonsenso e l’umanità dei medici e soprattutto delle famiglie coinvolte.

Piena di umanità, in questo senso, è la scelta compiuta dai famigliari di Lina Cavestro, mancata venerdì sera. Lina, 91 anni, originaria di Monselice, era ospite della casa di riposo “Pietro e Santa Scarmignan” di Merlara, una delle situazioni più tragiche del Veneto.

Anziani decimati

Nel centro anziani della Bassa padovana i 73 ospiti sono stati letteralmente decimati: otto sono deceduti, compresa Lina. Già in sei sono stati trasferiti al “Covid Hospital” di Schiavonia e tutti gli altri risultano contagiati dal coronavirus. Lina Cavestro, da quattro anni ospite della struttura, si era aggravata nelle ultime ore e per lei era stato necessario il ricovero ospedaliero. La donna soffriva già di numerose patologie e, in particolare, sin dal 2016 era affetta da Alzheimer. Pur gravissima, la 91enne è stata riportata nuovamente in casa di riposo, dove è morta nel giro di poche ore.

Il nipote

«Zia aveva poche possibilità di sopravvivenza» spiega il nipote e tutore dell’anziana «C’era possibilità di spostarla in terapia intensiva, ma dopo un dialogo con i medici abbiamo ritenuto opportuno non depauperare la già precaria disponibilità di letti dell’ospedale e di riportare Lina a Merlara. Anche perchè abbiamo pensato che per Lina fosse meglio passare le ultime ore di vita in una struttura in cui ha vissuto per anni, piuttosto che in qualsiasi letto, in un corridoio di ospedale».

Il precedente

Era accaduto così, due giorni fa, anche per Maria Baratto, 90enne di Bagnoli di Sopra, ospite del Centro Servizi Anziani di Monselice. L’anziana era stata trasportata in ospedale a Schiavonia per gravi problemi polmonari: era rientrata nel giro di poche ore in casa di riposo e in altrettante poche ore è deceduta. Sono tuttavia più d’uno gli anziani aggravati dal coronavirus che, giunti in ospedale, vengono fatti ritornare a casa o nelle strutture di accoglienza. Lina Cavestro saluta la vita, dunque, con un gesto d’amore e di sacrificio.

Chi era

Amore e sacrificio che avevano caratterizzato la sua intera esistenza, votata al volontariato, all’insegnamento, alla carità cristiana. Lina è stata insegnante di scuola elementare per quarant’anni: gli ultimi quindici prima della pensione li ha passati a Conselve, nelle scuole “Valeri” e “Da Vinci”. Aveva insegnato poi a Padova, Breganze e Asiago, nel Vicentino. Proprio Lina era stata tra i fondatori della sezione locale dell’Unitalsi, l’associazione cattolica dedicata al servizio degli ammalati ed al loro trasporto in pellegrinaggio nei santuari italiani ed internazionali.

Lina ne era consorella. Non si contano i viaggi tra Lourdes e Loreto, al servizio dei malati, affrontati in almeno venticinque anni. La 91enne è stata inoltre direttrice per almeno tre decenni alla Pontificia Opera di Asiago e delle colonie montane delle Opere Diocesane di Assistenza. Ha ricoperto il ruolo di presidente dell’Azione Cattolica parrocchiale e vicariale, impegnandosi anche come catechista e membro del consiglio pastorale nella parrocchia di San Cosma e Damiano a Monselice. Il suo spirito di servizio si è concretizzato anche nelle ultime ore di vita, e questo ha toccato l’intera comunità monselicense e conselvana in cui la donna era inevitabilmente ancora amata e stimata.

Direttive

A oggi la forte esigenza di posti letto in terapia intensiva non porta ancora al drastico bivio di scegliere chi salvare e chi no. Ma un documento che avanza questa prospettiva è già stato inviato.

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