Il virologo Crisanti prepara la fase 2 del Veneto: «Tamponi a tappeto, seguiremo il protocollo Vo'»

Il virologo: «La ripresa seppur graduale delle attività pone una grande sfida: identificare e isolare subito i nuovi focolai»
26/03/2020 Amsterdam. Test drive-thru presso la sede AMC dell'ospedale, per lo screening di controllo dell'epidemia da coronavirus. *** Local Caption *** 00952193
26/03/2020 Amsterdam. Test drive-thru presso la sede AMC dell'ospedale, per lo screening di controllo dell'epidemia da coronavirus. *** Local Caption *** 00952193
PADOVA. Si dirà, proverbialmente e con poca fantasia, che tutto il male non vien per nuocere. In particolare, l’esperienza di Vo’, il paesello di 3.300 anime che ha patito la chiusura totale come area rossa per i primi casi di Covid 19, frustrante e complessa per tutti i suoi abitanti, offre oggi invece la chiave di volta per affrontare con una strategia sicura la fase 2, ovvero la graduale ripresa delle attività quando ci saranno più opportunità di trasmissione del virus. 
 
Ne è convinto il professor Andrea Crisanti, direttore dell’Unità di Virologia e Microbiologia dell’Azienda ospedlaiera universitaria di Padova, che del “protocollo Vo” è deus ex machina. 
 
protocollo guida
 
«Il modello Vo’, che ha permesso di fare i tamponi ai 3.300 abitanti, partendo dalle famiglie con i primi casi accertati e via via allargando lo spettro ha consentito di isolate il focolaio e spegnerlo, al punto» rileva Crisanti, «che da sei settimane non c’è più stato un solo caso positivo.
 
È una lezione importante per il futuro: ci stiamo avviando verso una fase 2, dove molte misure di restrizione oggi in vigore saranno allentate o eliminate.
 
La nuova fase ci pone davanti una grande sfida, perché riprenderanno attività sociali, lavorative, pensiamo anche all’accesso alle funzioni religiose: ma oggi abbiamo una ricetta in caso vi sia un nuovo focolaio. Ci saranno più opportunità di trasmissione del virus e i tamponi saranno ancora più utili e necessari». 
 
nuova tecnologia
 
Il virologo ha quindi evidenziato il grande contributo alla capacità di processare un numero maggiore di tamponi grazie al nuovo macchinario acquistato dall’Azienda ospedaliera: un investimento da mezzo milione di euro che ha trovato l’immediato via libera e supporto da parte della Regione Veneto: «L’aumentata capacità di processare i tamponi, di avere cioè il risultato sulla positività o meno al Covid 19 si è rivelata strategica» conferma Crisanti, «e devo ringraziare l’Azienda e la Regione per aver dato fiducia a questa intuizione.
 
Di fatto con il nuovo macchinario siamo passati da 96 reazioni in un’ora e mezza a 384 in dieci minuti: in sostanza le 500 mila reazioni di prima sono diventate due milioni e mezzo.
 
Questo significa una capacità di screening molto più veloce, con un risparmio sia in termini di tempo ma anche ovviamente di risorse. L’efficacia di questo programma è confermata anche dal fatto che un macchinario analogo sarà acquistato per un’altra Azienda sanitaria». 
 
screening in ospedale
 
Crisanti ha seguito in collaborazione con il direttore sanitario dell’Azienda Daniele Donato lo screening sul personale: «Abbiamo da subito concordato che la cosa più importante era difendere l’ospedale» sottolinea il virologo, «con tamponi sul personale e in qualche caso anche su pazienti di interi reparti.
 
I dipendenti di Malattie infettive, Pronto soccorso e quelli che hanno seguito la processazione dei test vengono sottoposti a tampone ogni 7-10 giorni. Il tampone viene eseguito su tutti coloro che si presentano in Pronto soccorso, per la difesa loro, del personale e di tutti gli altri pazienti».
 
i numeri
 
Un dettagliato report sull’attività di screening dentro e fuori l’ospedale è stato fornito dal direttore sanitario: «Dal 21 febbraio» ha reso noto Donato, «sono stati processati 94.170 tamponi di cui 4.522 positivi. Entro pochi giorni arriveremo a 100 mila. Ai dipendenti sono stati fatti 17.190 tamponi per un totale di 137 casi di positività, di cui oggi ne rimangono 59, ovvero 5 medici dell’Azienda, 3 clinici, 8 specializzandi, 18 infermieri, 16 oss e 9 tecnici.
 
I contagi sono avvenuti in 21 casi fra operatori, in quattro casi con i pazienti e in sette casi da esterni. Sedici i casi totalmente asintomatici rilevati». Infine le buone notizie da via Giustiniani: «Ad oggi» elenca Donato, «su 126 posti letto in area non critica ne abbiamo occupati solo 74 e in Terapia intensiva 17 su 39: un quadro quindi in netto miglioramento sul fronte dei ricoverati che fa il paio con il numero dei pazienti guariti, che sono 237». 

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