Scuola, prove venete di riapertura: il manuale completo della Regione

Dopo le linee guida nazionali, la Regione Veneto studia il suo piano per la scuola. Un piano che si muove all’interno della più ampia cornice disegnata nell’ambito della conferenza Stato - Regioni, ma che si attua tenendo conto delle specificità degli istituti veneti. Il piano è sul tavolo dell’assessora Donazzan e della dirigente dell’Usr Palumbo, che pare abbiano trovato la quadra con i sindacati. Si parla di norme da rispettare negli istituti, di trasporti e di organici, in attesa del documento ufficiale, atteso martedì.
Capienza massima.
Il tema principale riguarda la capienza massima di ogni aula, partendo dal presupposto che quasi metà delle stanze delle scuole venete, 12.955 su 28.139, ha una superficie tra i 50 e i 60 metri quadri. Vietati i banchi doppi, un’aula da 60 metri quadri, con banchi di 70 per 70 cm, non potrà accogliere più di 17 studenti.
Se i banchi saranno di 60 per 40 centimetri, il numero di ragazzi salirà a 32. Le file dovranno essere distanziate di almeno un metro, mentre tra due colonne successive sarà prevista una via di fuga di almeno 60 centimetri. I ragazzi dovranno rimanere a due metri dall’insegnante, anche di sostegno, con una fascia di 1,5 metri davanti alla lavagna. Nelle scuole è raccomandato l’utilizzo della segnaletica, e quindi segnali sui pavimenti, per indicare la posizione dei banchi, e all’esterno di aule, palestre e laboratori per indicarne la capienza. Da ridurre al minimo gli arredi.
Le mense.
Niente plexiglas nelle aule: pericoloso in caso di rottura, difficile da sanificare, costoso e ostacolo al ricambio dell’aria. Sì, se indispensabile, in mensa, ma solo per dividere frontalmente, e non lateralmente, gli studenti. Nei refettori il distanziamento sociale prescritto è di un metro, con postazioni da sanificare nel caso in cui siano previsti più turni. Nei laboratori sarà obbligatorio per tutti indossare la mascherina.
Quanto al mantenimento del distanziamento, si ipotizza di dividere le classi in più gruppi: metà studenti in aula e l’altra metà nel laboratorio. Niente lezioni in palestra. Per educazione fisica, saranno da privilegiare le attività individuali e all’aperto.
Gli accessi.
Questione dibattuta riguarda gli ingressi a scuola. Per il momento, Donazzan e Palumbo non hanno parlato di accessi scaglionati, ma della possibilità di utilizzare il maggior numero di ingressi possibile, con corridoi unidirezionali. È al vaglio anche l’idea di un periodo di stazionamento di 15 - 20 minuti per gli studenti prima di entrare in aula. Quanto alla ricreazione, meglio farla all’aperto, possibilmente prevedendo 1,25 metri quadrati a ragazzo. Infine, si chiede responsabilità nell’accedere ai servizi igienici, con la raccomandazione di tenere le finestre sempre aperte.
I sindacati.
In tutto questo, le perplessità dei sindacati riguardano soprattutto la carenza di organico. «In Veneto a settembre ci saranno oltre 5 mila cattedre scoperte» sostiene Sandra Biolo di Cisl. Quanto all’edilizia, si è spesso parlato del riutilizzo di edifici dismessi: «Ma non è sufficiente girare una chiave ed entrare: chi paga riscaldamento, corrente, pulizia?». «Parlare di edilizia leggera a luglio e agosto è molto difficile. Stiamo ragionando con gli enti locali in questo senso, ma fare lezioni nei cinema e nei teatri è una strada difficilmente percorribile. Chi pagherebbe gli affitti?» si interroga Daniela Avanzi di Snals. Mentre Fabio Barina di Gilda: «O si trovano nuovi docenti e collaboratori scolastici o non se ne esce. Le alternative sono due: la didattica a distanza o un ritorno in aula esattamente come prima».
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