Scuola, i pediatri veneti lanciano l’allarme: «Tamponi prioritari o si chiude»

PADOVA. Febbre? Potrebbe essere Covid. Diarrea? Potrebbe essere Covid. Nausea o tosse? Eh, il rischio è che si tratti di Covid. Con queste premesse, ovvero la missione impossibile di distinguere tra un male di stagione e un virus le cui manifestazioni abbracciano tutti i sintomi delle infezioni virali, i pediatri si apprestano ad affrontare un autunno caldo come non mai.
«Ci aspetta un carico di lavoro eccezionale soprattutto con i triage telefonici» conferma Franco Pisetta, segretario regionale della Federazione medici pediatri «le norme dell’Istituto Superiore di Sanità e del Ministero prevedono che al primo sintomo i genitori contattino il pediatra, il problema è che tutte le infezioni virali dei bambini, anche le più banali, hanno sintomi compatibili con il Covid. Non c’è alcuna possibilità di tipo clinico di distinguere una patologia dall’altra, l’unico modo che abbiamo per dirimere la questione è sottoporre il bambino a tampone diagnostico. A quel punto, se l’esito è negativo, il piccolo viene preso in carico dal suo pediatra, mentre in caso di positività si seguono le indicazioni del Settore igiene».
E qui si arriva all’imbuto: mediamente ogni pediatra segue tra i 950 e i 1000 bambini. Un bambino in età prescolare, ad esempio al nido, si ammala anche 3-4 volte tra autunno e inverno. Ogni volta che succederà, sarà necessario iniziare dal tampone per giungere a una diagnosi: «Mi auguro che Regione e Usl abbiano fatto bene i conti, perché servirà un numero enorme di tamponi e di reagenti per far fronte all’incredibile portata dei test con cui dovremo misurarci», prosegue Pisetta.
«La tenuta del sistema si gioca tutta sull’efficienza, ovvero la capacità di fare un numero elevatissimo di test garantendo risultati in tempi stretti: mi preoccupa la capacità di alcune Usl di organizzarsi per garantire gli standard necessari per farne migliaia. Proprio per evitare che si inceppi il meccanismo, sui tamponi chiediamo alla Regione di sollecitare le Usl ad attivare un percorso dedicato per bambini e studenti. Inizialmente era una soluzione auspicabile, ma a questo punto appare quantomai necessaria: con le Usl ci stiamo coordinando per stabilire i percorsi più brevi e semplici, ma in alcune registriamo più impegno che in altre. Il problema è che ormai è rimasto davvero poco tempo per mettere a regime il sistema. Il carico di lavoro che ci si prospetta non ci spaventa, siamo assolutamente pronti, ma l’organizzazione deve essere impeccabile per garantire risposte in tempi brevi: se riesci ad assicurarle nell’arco di 24 ore dall’insorgenza del problema, puoi garantire che non ci sia un aggravio per il sistema, né ritardi ad assicurare assistenza ai piccoli sintomatici».
Il percorso è segnato, la sfida ora è riuscire a mettere in pista una macchina in grado di tenere la strada: «Con l’apertura dei centri estivi abbiamo già assistito alla necessità di aumentare in modo significativo i tamponi» sostiene segretario regionale della Federazione medici pediatri «eppure erano luglio e agosto, e la capacità di accoglienza dei servizi era molto ridotta. Quando tutte le scuole saranno aperte e compariranno i primi malanni, questa necessità dovrà essere moltiplicata per cento. Ripeto: velocità e sicurezza sono l’unico modo che abbiamo per individuare quelli che, spero, saranno i pochi positivi e mantenere le scuole aperte. Ma se anche i casi di infezione dovessero essere contenuti, quelli sospetti saranno migliaia. Non solo» prosegue «se è vero che fino ad oggi i bambini non sono stati particolarmente colpiti dal virus, è altrettanto vero che non sappiamo che impatto avrà la pandemia a comunità aperte: le scuole sono state chiuse fin dall’inizio della pandemia e i centri estivi non possono essere considerati un banco di prova attendibile perché hanno coinvolto un numero ridotto di bambini, in piccoli gruppi e nel periodo di minima diffusione del Covid. Non è semplice, ma è necessario investire nella scuola e in tutto quello che le ruota attorno».
C’è comunque un insperato rovescio della medaglia in un periodo costellato di ansie e incertezze: «Le misure di prevenzione possono ridurre di molto il contagio» dice il pediatra «e questo riguarda non solo il Covid, ma tutte le altre infezioni che quindi potrebbero avere una diffusione inferiore rispetto agli altri anni».
Quest’anno più che mai, il contenimento di una potenziale seconda ondata di Covid, passa per una prevenzione serrata sul fronte di tutte le infezioni che presentano sintomi affini a quelli prodotti dal coronavirus: «Siamo in attesa di stabilire i protocolli per distribuzione ed esecuzione del vaccino antinfluenzale, ma va dato atto alla Regione di averne prevista la gratuità fino ai sei anni. Lo stesso vale per il vaccino per lo pneumococco, per il quale il calendario vaccinale nazionale prevede l’inizio del ciclo di somministrazione dal terzo mese di vita: meno casi dubbi avremo, meno tamponi dovremo fare». —
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