Cascate d’oro digitali su Piazza San Marco. «È la luce salvifica di cui abbiamo bisogno»
L’opera di Fabrizio Plessi sarà accompagnata dalle musiche di Michael Nyman e racchiuderà la scritta “Pax Tibi”

VENEZIA.
Vent’anni dopo. Era l’estate del 2001 quando Fabrizio Plessi fece sgorgare a Venezia cascate di luce e di fuoco digitali dalle finestre del museo Correr affacciate su Piazza San Marco, con la videoinstallazione “Waterfire”.
E ora, a ottant’anni da poco compiuti – più vitali che mai – l’artista di origine reggiana da decennni trapiantato a Venezia ritorna sul “luogo del delitto” con una nuova installazione – in collaborazione con la Fondazione Musei Civici Veneziani e con il marchio di Christian Dior, sponsor del progetto – pensata e poi modificata nei giorni di autoisolamento imposti da l coronavirus.

Questa volta l’acqua e il fuoco, lasciano spazio all’oro, anch’esso reso liquido, che dalle 21 di martedì 1 settembre e fino al 21 novembre, giorno della Madonna della Salute, scorrerà ancora da quelle finestre con la gigantesca videoinstallaziome “L’età dell’oro”.
Venezia, l'oro liquido di Fabrizio Plessi su piazza San Marco
Preludio all’antologica che lo stesso Plessi aprirà a fine ottobre alla Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro. «Ho voluto ripetere l’esperienza a vent’anni di distanza» spiega Plessi «anche perché nel frattempo la tecnologia e il digitale hanno fatto passi da gigante. E questa nuova installazione dedicata a Venezia, pensata come un omaggio ai mosaici dorati della Basilica di San Marco che qui si sciolgono e diventano appunto liquidi, è per me un segno di cambiamento e anche una risposta alla cappa di pessimismo e di indifferenza che un po’ tutti ci avvolge dopo l’esperienza del coronavirus. In questi mesi di isolamento ho ritrovato in parte me stesso, una rinnovata voglia di lavorare e di rinnovarmi anche a ottant’anni d’età e di concepire decine e decine di nuovi progetti. Ma ho anche modificato la stessa installazione, che doveva mostrare soprattutto la fusione dei mosaici nella luce dorata. Nelle cascate d’oro sarà invece ora racchiusa la scritta Pax Tibi, l’incipit della locuzione stampata sul Vangelo che il leone veneziano tiene tra le zampe. “Pax Tibi, Marce, evangelista meus”. La pace sia con te, perché in questo momento difficile tutti abbiamo bisogno di ritrovare la pace e la serenità. E l’oro, materiale incorruttibile, è un po’ il simbolo secondo me, della luce salvifica di cui abbiamo bisogno».
C’è dunque un elemento spirituale e mistico in quest’ultimo lavoro di Plessi. Ma anche, allo stesso tempo, qualcosa di “profano” e di alchemico. L’artista raggiunge in fondo il sogno secolare di generazioni di alchimisti: la trasmutazione della materia in oro, la scoperta della pietra filosofale, rappresentata in questo caso dall’infinità dei pixel della tecnologia digitale.
«La mostra con cui sarò a Ca’ Pesaro sarà ugualmente segnata da questa trasformazione» spiega ancora Plessi. «Anche i miei lavori precedenti che saranno esposti subiranno questa modifica e la materia di cui le videoinstallazione saranno composte, sarà, ancora una volta, dorata».
L’installazione che si stenderà lungo le finestre del museo Correr, sarà accompagnata anche dalle musiche di un grande compositore come Michael Nyman, da tempo “compagno di strada” di Fabrizio Plessi nelle sue avventure artistiche. L’Età dell’Oro è dunque per Plessi un tempo sospeso e circolare, che senza nostalgia ma con concreto senso del presente avvolge Venezia, città oggi ferita ma di eterna incorruttibile bellezza che a tutto sopravvive. L’arte qui non inganna, l’immateriale tecnologico non si finge altro ma espande in una fluida eternità l’aurea materia, a pervadere il tempo e lo spazio della città di pietra avvolta dalla laguna e dalle infinite rifrazioni della luce.
«Questa installazione e la mostra che seguirà» conclude Plessi «sono qualcosa che dovevo a Venezia, che mi h a accolto fin dall’età di quindici anni e dove ho insegnato e lavorato. L’oro che è da sempre uno dei suoi elementi costitutivi vuole essere un nodo per celebrarla, “sciogliendo” letteralmente i mosaici da cui è ricoperta, nelle mie videoinstallazioni, trasformandole in onde del mare dorate, visto che l’acqua di Venezia è sempre stato uno dei motivi ispiratori del mio lavoro. Venezia può diventare davvero una grande capitale culturale, riconosciuta nel mondo, se saprà ritrovarsi. Sono i valori che hanno reso questa città unica al mondo e per cui anche i turisti vengono a visitarla». —
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