Coronavirus, in Veneto oltre 400 nuovi casi, ma non siamo tornati a sette mesi fa: ecco perché

VENEZIA. Oltre 450 nuovi positivi in 24 ore in Veneto (dato all'8 ottobre). E oggi, 9 ottobre, i nuovi casi sono 595.
Un numero che spaventa e che riporta la memoria indietro di sette mesi, al 28 marzo, quando fu registrato più o meno lo stesso dato.
Eravamo in pieno lockdown, non si poteva uscire di casa, le scuole erano chiuse: nella nostra regione eravamo arrivati a quel picco cui avrebbe fatto seguito (ma nessuno poteva saperlo) un repentino calo del numero di casi, di ricoveri e infine di decessi.
Possiamo dire che siamo nella stessa situazione del 28 marzo 2020? Certo che no, lo dicono i numeri.
In primo luogo l'altissimo numero di positivi dipende direttamente dal lavoro certosino di contact tracing eseguito dalle Usl: quel lavoro a cerchi concentrici che porta a esaminare e tamponare tutti i contatti di un positivo. A fine marzo la percentuale di tamponi positivi sfiorava il 10 per cento, oggi è ferma al 2,8 (con quasi il doppio di test eseguiti).
La questione dirimente è il fronte ospedaliero: a fine marzo in Veneto eravamo al picco dei ricoveri. Erano oltre 1700 i pazienti Covid ricoverati negli ospedali in area non critica, oggi sono circa 250.
Diametralmente opposta anche la situazione nelle terapie intensive: il 28 marzo c'erano 349 persone in Rianimazione, oggi meno di 30.
Sul fronte decessi la giornata fu nera: morirono 36 persone
Il giorno dopo, l'8 ottobre, i positivi erano 451, con 304 ricoverati in reparti non critici, e 30 in terapia intensiva.
Questi sono i numeri. Le motivazioni di questa virata dal punto di vista ospedaliero ancora non si conoscono e sono oggetto di studio da parte dei virologi. Una sola la certezza: il virus non si è rabbonito. E' sempre lui, la sua sequenza genetica non è cambiata (e questo per la realizzazione di un vaccino è un'ottima notizia)
Certo che è per questo che il presidente della Regione Luca Zaia afferma fino alla sfinimento che il Veneto non è in una situazione di emergenza sanitaria. A marzo un paziente su 3 positivo al Covid finiva in ospedale, oggi il 97 per cento resta a casa.
Merito del lockdown? Del distanziamento? Dell'uso delle mascherine che riducono la trasmissione virale? Le risposte non ancora sono univoche.
Tuttavia non è questo il momento di abbassare la guardia: il Coronavirus è attualmente in fase endemica e, anche se per ora non provoca pressione sul sistema sanitario, fino all'arrivo di cure (anticorpi monoclonali) e vaccino, non resta che seguire le regole imposte dal Dpcm, ma ancor prima dal buon senso.
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