Il consiglio regionale veneto è sub iudice, un ricorso al Tar frena l’apertura

VENEZIA. Procediamo alla giornata, sospira Roberto Ciambetti, il presidente uscente (e rientrante, aggiungiamo noi) del consiglio regionale.
Al veterano leghista compete la convocazione inaugurale dell’assemblea: è orientato a riunirla tra giovedì e venerdì ma la sua volontà sconta due mine vaganti all’orizzonte.
Il ricorso al Tar, con richiesta di sospensiva della proclamazione degli eletti ad opera della candidata Roberta Vianello di Fiesso d’Artico (Lista Zaia) estromessa a sorpresa a beneficio della grillina di Chioggia Erika Baldin per decisione della Corte d’Appello; e gli sconcertanti errori compiuti dai tribunali di Padova e Venezia nel conteggio delle preferenze ai vincenti: raddoppiate ipso facto nel primo caso; dimezzate, in laguna, a danno del più votato, l’esponente di Fratelli d’Italia Raffaele Speranzon.
Sviste grossolane, ribadite però dall’ufficio elettorale centrale della Corte, con la confusione, gli scambi polemici e l’esigenza di rettifica formale (in serata mancava ancora il verbale patavino riveduto e corretto... ) conseguenti. Questioni di lana caprina? Non proprio.
Perché il consiglio del Veneto riflette fedelmente le regole che ispirano il Parlamento nazionale: nella seduta d’apertura i cinquanta consiglieri eleggono l’ufficio di presidenza e, a cascata, compongono i gruppi e le commissioni che avvieranno, nel concreto, l’attività legislativa.
Ciò richiede in via preliminare la “validazione” della totalità degli eletti, ma proprio questo è l’oggetto della sospensiva sollecitata ai giudici amministrativi, chiamati, secondo la legge, ad esprimersi in tempi ristrettissimi.
Certo c’è l’eventualità che il Tar non ravvisi la necessità di una sospensiva, decidendo invece di entrare nel merito esclusivo del seggio contestato.
Con un’appendice ulteriore, però: qualora la sentenza confermasse l’elezione di Baldin, cadrebbe clamorosamente il principio della soglia minima d’accesso al 3% prevista dalla legge elettorale veneta, che ammette il voto disgiunto ed esclude la media percentuale tra i consensi alla lista e quelli al candidato presidente - pari rispettivamente al 2,7 e al 3,3% nel caso del M5S - con esiti e sviluppi ad oggi imprevedibili. Tant’è.
In attesa degli eventi, a Palazzo Ferro-Fini è in svolgimento la procedura di accreditamento degli eletti che daranno vita alla undicesima legislatura nel quinquennio 2020- 2025.
Il segretario generale, Roberto Valente, ha fatto gli onori di casa, accogliendo veterani e debuttanti: a tutti è stato consegnato lo stemma d’oro del Consiglio. Ieri è stata la volta del plotone degli zaiani (sono ben 24), oggi è il turno di leghisti, Pd, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Veneto che vogliamo, Autonomia Veneto, Europa Verde e Movimento Cinque Stelle. È un avvio istituzionale a più incognite, sì: l’Annus horribilis non risparmia la politica. —
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