Coronavirus, la strategia di Zaia: didattica a distanza e autodiagnosi per salvare il Veneto dalla seconda ondata

Il presidente della Regione a Treviso illustra il suo piano: test rapidi e scuole pronte all'eventuale emergenza. Nuovo appello sull'uso della mascherina
26/05/2020 Roma, studentessa segue lezione scolastiche a casa, in videoconferenza con gli altri studenti della classe
26/05/2020 Roma, studentessa segue lezione scolastiche a casa, in videoconferenza con gli altri studenti della classe

TREVISO. Il presidente della Regione Luca Zaia detta la strategia per salvare il Veneto dalla seconda ondata di Coronavirus in un incontro tenutosi stamattina a Treviso. Due i fronti su cui tenere alta la guardia: scuola e diagnosi. Per la prima pronti con la didattica a distanza, per la seconda spinta per l'autodiagnosi.

Scuola sicura

«La mia idea», ha spiegato, «è di prepararsi, dato che le linee guida prevedono la didattica mista, affinchè nei momenti di maggiore difficoltà per sovraffollamento nei plessi scolastici o nei mezzi di trasporto, ci sia un piano che preveda la didattica a distanza».  Ha subito precisato di non avere intenzione di togliere gli studenti dalle classi ma di prevedere, a esempio, «che una classe possa svolgere didattica a distanza un giorno la settimana».

Diagnosi veloci e mascherine

Il presidente della Regione  è deciso a «spingere ancora sui test rapidi, in modo che i cittadini si possano fare in proiezione anche l'autodiagnosi per senso civico e responsabilità». Zaia ha insistito sull'importanza dell'utilizzo della mascherina perché, ha sottolineato, «il vero dramma di questa patologia è che porta al collasso la sanità. Se una persona si ammala infatti gravemente ha bisogno di cure intensive e se la sanità è al collasso dobbiamo chiudere gli ospedali alle persone che ordinariamente avrebbero diritto alle cure per dedicarci a persone gravi o gravissime colpite dal Covid».

Rispetto al quadro regionale, Zaia ha riferito che, in base ai modelli matematici e ai numeri di ricoverati, comprese le terapie intensive, «in questo momento non esiste emergenza sanitaria ospedaliera. Ma - ha concluso - dobbiamo sempre essere preparati al peggio, pur senza drammi e visioni catastrofiste».

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