I 1.000 posti “gonfiati” delle terapie intensive hanno abbassato la soglia del rischio in Veneto, causando ritardi decisivi

L’analisi
L’ampia intervista del dottor Agostino Miozzo coordinatore del CTS, il Comitato scientifico di consulenza per le misure di prevenzione necessarie a fronteggiare il Covid, finalmente fa luce sulla catena decisionale per attribuire le misure di restrizione imposte alle regioni dal ministro della Salute con le zone gialle, arancione e rosse.
Quando Miozzo afferma che è stato “colpito positivamente dalla richiesta di Zaia per portare il Veneto in zona arancione” dà un grande contributo a chiarire la verità e a rispondere agli interrogativi di molti che in Italia si sono domandati per quale ragione il Veneto permanesse in zona gialla nonostante molti indicatori, in particolare quelli sul numero assoluto dei malati Covid nelle terapie intensive e sul numero totale dei deceduti, fossero fra i peggiori in Italia, senza contare l’indice Rt fra i più alti.
Per settimane di fronte agli appelli dei professionisti della sanità e degli ordini dei Medici che reclamavano la zona rossa, il Presidente Zaia ha sostenuto che la decisione non gli competeva e che spettava all’Istituto Superiore di Sanità e al Cts. Ora veniamo a sapere che ciò non è vero, o meglio, le cose potevano andare diversamente.
Potevano andare diversamente perché in base alle norme vigenti (d.l. 19/2020 e d.l 125/2020) il Presidente Zaia avrebbe potuto elevare il livello delle restrizioni indicato dal Governo di fronte al diffondersi della pandemia che da diverse settimane in Veneto viene definita “fuori controllo”. Lo sa bene che poteva farlo, avendo già esercitato quel potere anche se solo con provvedimenti light; perché non lo ha esercitato in modo più incisivo per evitare la pressione straordinaria sulle strutture sanitarie che sono al limite del collasso? Ora ha usato quel potere per tenere le scuole superiori chiuse fino al 31 gennaio, mentre saggiamente il dottor Miozzo invoca «un meccanismo di decisione centralizzata che superi il potere delle autorità del territorio» perché sostiene che «l’anarchia» fa pagare un conto salatissimo alle giovani generazioni.
Potevano andare diversamente perché ora veniamo a sapere che il Presidente poteva chiedere al Governo ciò che autonomamente non voleva fare e cioè l’aggravamento delle misure di restrizione. Perché non lo ha fatto ed ha preferito nascondersi dietro le competenze scientifiche nazionali? Se è vero, come è vero, che le regioni fanno parte della Cabina di Regia per il monitoraggio del livello di rischio, come può sostenere che la questione dei “colori” è esclusivamente tecnica?
Che significato ha l’affermazione del dottor Miozzo che attribuisce a Zaia di «essere sempre sul pezzo»? Se fosse vera, perché ha trascurato l’andamento preoccupante dei casi e ha fatto spallucce ai tanti che hanno avanzato dubbi sulle modalità di valutazione dei dati trasmessi dalla Regione da ottobre a Natale, al ministero della Salute?
Facciamo l’esempio dell’indice di occupazione delle terapia intensive. In apparenza è facile da rilevare, tuttavia si espone ad interpretazioni che influiscono nella valutazione del rischio per la collocazione nelle zone di diverso colore.
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