Veneto, ricoveri oltre quota 2 mila mortalità in calo nelle rianimazioni

venezia
Nel Veneto la terza ondata pandemica sospinge i ricoveri oltre quota 2 mila, con incrementi di pazienti affetti da coronavirus sia in area non critica che nelle rianimazioni. Queste ultime si attestano intorno alle 260 degenze (lievemente inferiori a quelle riguardanti i malati ordinari, 286) e le previsioni non escludono affatto un’ulteriore crescita.
«A febbraio i nuovi ingressi giornalieri erano nell’ordine di 5-8, ora siamo intorno ai 20 con picchi di 26 e di questo passo è probabile il raggiungimento dei 300- 310 degenti entro la fine del mese», commenta Paolo Rosi, il medico a capo del 118 al quale il governatore ha affidato anche il coordinamento logistico delle terapie intensive; «Sono numeri importanti, che sottopongono ad un prolungato stress test la nostra sanità, i Covid Hospital hanno già ripristinato la cura esclusiva delle persone infette, ma anche altri reparti hanno rallentato le attività convenzionali per liberare personale destinato sia ai casi critici che alla campagna vaccinale. I posti letto? Complessivamente li abbiamo elevati a 600 mantenendone liberi una novantina su base quotidiana, ad oggi è un margine sufficiente che esime gli ospedali dai trasferimenti extraprovinciali».
Il dettaglio rivela ulteriori caratteristiche epidemiologiche: «Nelle fasce d’età si riscontra una riduzione degli over 80, che ora rappresentano appena il 2,5% dei ricoverati in intensiva, probabile conseguenza della vaccinazione compiuta nelle case di riposo e tra gli anziani. L’incidenza nel range 60-69 anni aumenta invece al 37%, al pari del segmento 70-80, mentre i cinquantenni sono stabili al 15% e gli under 50 non superano i 7 punti». Il rapporto tra rianimazioni e reparti ordinari si mantiene costante, intorno all’11-12%, così come la percentuale di ricoverati critici rispetto ai positivi al virus, ovvero lo 0,58% pari a 1 su 200». E l’andamento clinico? «Rispetto all’arrivo in pronto soccorso, ora soltanto il 30% dei malati va subito in terapia intensiva, la metà rispetto alla seconda ondata di ottobre-dicembre, purtroppo il 40% peggiora nei primi tre giorni e l’85% nella prima settimana. La buona notizia? Se a Natale i decessi sfioravano la metà dei ricoveri in area critica, oggi la mortalità è in discesa, diciamo nell’ordine del –3%, una circostanza legata sia alla riduzione dell’età media che alle terapie più efficaci per le complicanze», la conclusione di Rosi.
Che si dichiara «ottimista» circa il prossimo futuro pur manifestando preoccupazione «per l’elevato numero di contagi che si tradurrà inevitabilmente in ulteriori ricoveri, i più impegnativi perché richiedono la presenza costante e di una folta équipe di personale specializzato». Tendenze immaginabili? «La curva procede l’ascesa in modo lineare, qua è la compaiono segnali di rallentamento ma gli esperti prevedono qualche settimana di sofferenza ancora. Se rispettiamo in modo ossessivo le regole di sicurezza il traguardo potrebbe avvicinarsi». —
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








