Il ministro Ciriani: «Zaia non è eterno, l'alternanza è possibile»
La sfida sul terzo mandato del governatore veneto dietro ai rapporti tra Fdi e la Lega. La replica: «Mi sento cone San Sebastiano trafitto dalle frecce»

"Senza peccare di modestia, noi vogliamo giocare tutte le partite. Per Zaia, che è stato un ottimo governatore, sarebbe il quarto mandato, L'alternanza potrebbe essere possibile. Nessuno è eterno, neanche Zaia". Lo dice il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani intervistato a SkyTg24, parlando del terzo mandato per i governatori. "Noi siamo il primo partito italiano, fermo restando che la nostra stella polare è l'alleanza del centrodestra, chiediamo che ci venga attribuito un peso proporzionale ai nostri voti, sarà il Veneto, sarà il Piemonte".
"L'eternità non è di questo mondo: trovo anche un po' simpatico, carino, mi fa anche un po' sorridere, pensare che l'unico dibattito di questo Paese sia il sottoscritto". Risponde così il Presidente del Veneto Luca Zaia, intervistato da Radio Uno, alle parole del ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, il quale, citando il governatore e il possibile nuovo mandato, che sarebbe il quarto, ha detto che l'alternanza "potrebbe essere possibile".
"Mi sento un po' come San Sebastiano con le frecce che arrivano - replica Zaia - ma io ho altro da fare, non ho tempo da perdere. Se l'unico problema è questo ne prendo atto. Ogni giorno si parla del mio futuro - conclude - non ho mai avuto tanta gente interessata a me".
Marcato: «Non sono più disponibile per le Europee»
Finisce qua. “La misura è colma, ritiro la disponibilità a candidarmi alle Europee, ci provino lorsignori a risvegliare l’entusiasmo della nostra gente e buona fortuna”. Fatica a trattenere la rabbia, Roberto “Bulldog” Marcato, il beniamino della base da tempo in rotta di collisione con il vertice salviniano.
Il casus belli è esploso martedì sera, a Reteveneta. Interpellato circa la formazione delle liste, il trevigiano Riccardo Barbisan, vicesegretario del partito, replica alternando carota e bastone. Dapprima lascia intendere che, per consensi e rappresentatività, soltanto il presidente Luca Zaia (qualora sciolga la riserva) precede Marcato nella ristretta rosa dei potenziali capilista.
Poi punzecchia l’assessore veneto, reo di eccessivi tentennamenti: “In Lega non ci sono principi né principini, siamo tutti militanti. Salire sull’Aventino in attesa che qualcuno chiami “perché io sono il più bravo e il più bello” non porta bene. Meglio farsi avanti, alzare il telefono, sporcarsi le mani”.
Apriti cielo, rintracciato a stretto giro, il veterano di Piombino Dese rovescia il tavolo e annuncia che il 9 giugno, anziché scendere in campo, assisterà alla sfida per Bruxelles dalla tribuna. “Dopo trent’anni di militanza non sono più disposto a tollerare atteggiamenti del genere”, si sfoga. E vuota il sacco dei cahiers de doléances: “Alle regionali ho raccolto quasi 12 mila preferenze, nessuno ha fatto altrettanto. Eppure mi hanno escluso dalla candidatura a sindaco di Padova, collezionando un disastro senza precedenti. Poi mi hanno sbarrato la strada al congresso, fino a costringermi al ritiro. Dichiarazioni personali? Balle, ho sopportato perché ho il Leone nel cuore ma l’altro giorno, davanti a un caffè, mio fratello mi ha detto “Roby, chi te lo fare di correre dalla mattina alla sera per prendere pesci in faccia?”. Ci ho pensato su. Ha ragione. Avanti quelli bravi”.
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