A Pasqua liberi tutti: le foto che in Veneto fanno temere un ritorno dei contagi. La mappa dei controlli

MARGHERA. I numeri ufficiali non sono ancora pronti nella sede della Protezione civile regionale ma basta affacciarsi alla finestra per vedere che qualcosa sembra essere pericolosamente venuto meno in queste ultime ore in Veneto, proprio la regione che deve al suo "state in casa" il fatto di avere evitato numeri di morti ben più alti della vicina Lombardia, da cui i tristi convogli di camion militari continuano a portare le bare verso i nostri crematori.
Con la scusa del bel tempo in molti si sono perciolosamente lasciati tentare dal "gero più lungo" oppure senza motivo. Oppure, complice l'impegno di Pasqua, a uscite multiple per recarsi in tutti i negozi possibili.

Così dalle code alle pescherie a Padova, a quelle all'Auchan di Mestre, dove alla fine sono dovuti intervenire i carabinieri per rimettere ordine.

Ma anche nelle calli di Venezia, dove a decine si sono assembrati senza nemmeno le mascherine, provocando le proteste dei residenti.

E non ultime le gite fuoriporta anticipate in montagna, dove le patuglie dispiegate dalle prefetture hanno avuto il loro bel daffare.

Già il presidente della giunta regionale Luca Zaia aveva anticipato giovedì che il fanoso "lockdown" era traballante dato che il 60% delle imprese aveva riaperto dopo le autocertificazioni inviate alle prefetture. "Vedo troppe auto sulle strade, non va bene, stiamo rischiando stupidamente".
La disposizione dei prefetti è quella di stroncare ogni tentativo di movimento che non sia giustificato da emergenze.
Se la riapertura delle aziende che sostengono di essere strategiche giustifica l'aumento dei mezzi commerciali, da sabato e fino a lunedì, per logica dovrebbe esserci il vuoto. Ecco che quindi sarà più facile per le forze di polizia trovare i furbetti.
Facile profezia, ma nella realtà dei fatti, il contagio è ben lontano dall'essere terminato e, come spiegano gli esperti, il rallentamento della curva dei nuovi contagi è dovuto proprio alla chiusura stretta delle settimane precedenti. Il richio quindi di una ripresa del coronavirus in Vento è ancora altissimo e per pochi che non osservano le prescrizioni si rischia un allungamento ulteriore dei periodi di chiusura in casa, con ulteriori rischi per l'economia.
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