Adottare il “nuovo paradigma” per dare fiato alla crescita
Il “nuovo paradigma” (ed. Lupetti) non è solo il titolo dell’ultimo saggio di Roberto Panzarani, docente dell’Università Cattolica Roma, ma un interrogativo di fondo che sta animando un ampio dibattito in rete tra studiosi di diverse discipline. In questo tempo “incerto” che non sappiamo ancora se sia corretto definire “post Covid” si fa strada una forma di “capitalismo comunitario” che rimette al centro i territori, quasi cancellati dalla globalizzazione imperante. Dalle città, scosse dall’emergenza, dovremo dunque ripartire, perché sono la frontiera avanzata della sperimentazione e del cambiamento.
Le modifiche cui dovremo abituarci non hanno, però, solo un carattere organizzativo ed economico, perché investono persino il nostro assetto cognitivo. Non illudiamoci siamo, infatti, ancora dentro il tunnel, dovremo abituarci in fretta a convivere con le situazioni di rischio, adottando atteggiamenti e misure adatte alla evoluzione del contesto, che ci pone di fronte a una vera e propria rivoluzione epistemologica, che sta sconvolgendo la mappa delle nostre conoscenze.
Il nostro stesso approccio alla vita è stato stravolto nell’ultimo anno e mezzo, ora dobbiamo ritrovare un orientamento: «Non sappiamo per quanto tempo, dovremo combattere un virus che ha inciso sui comportamenti di tutti» spiega lo studioso «I pilastri stessi su cui si fonda la nostra capacità di convivenza verranno modificati. Cambieranno linguaggi, sistemi di apprendimento in una direzione che ancora non sappiamo».
Investire sullo sviluppo dell’ “infosfera” che un recente Rapporto curato da Lenovo-Censis definisce “La Digital Life degli italiani” (facendo intravedere una nuova categoria dell’esistere), sarà necessario, a patto che venga fatto con consapevolezza e competenza. Nel nostro rapporto con le tecnologie dovremo impegnarci a praticare un sapere generativo, utile a orientare le nostre scelte in un orizzonte che presenta livelli di complessità crescenti.
L’innovazione sarà il perno di questa rivoluzione in corso, a patto che non sia confinata in un solo ambito, perché deve trasversalmente contagiare tutte le aree del corpo sociale e delle organizzazioni produttive. Nella società della conoscenza, che stiamo a fatica cercando di costruire al di là degli slogan, vince chi sa mettere in comune idee che moltiplicano il valore, contribuendo a plasmare quella dimensione dell’intelligenza collettiva che, come ci ha insegnato Pierre Levy, è la condizione di sistema giusta per far crescere la ricchezza di popoli e nazioni a qualsiasi latitudine.
Nella tessitura del “nuovo paradigma” attenzione a non dimenticare che nella contemporaneità, innovazione, tecnologie e globalizzazione sono termini inscindibili. Per creare un “ecosistema del cambiamento” bisognerà porsi il problema di dare effetto alle cose, quello che nel gergo aziendale si definisce “execution”. Per il nostro sistema paese da sempre un punto critico, che la prova del PNRR consentirà di testare a fondo. —
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