Antimafia, l’allarme nel Veneto «Il crimine infetta l’economia»
VENEZIA. Nel Veneto, a differenza che in Lombardia e in altre regioni del Nord, non ci sono organizzazioni mafiose radicate nel territorio, ma ci sono state e continuano ad esserci lente infiltrazioni nel tessuto economico. Insomma le organizzazioni criminali, in particolare i casalesi in questo periodo ma anche i calabresi della ’ndrangheta, investono e riciclano i loro capitali nel Veneto. E’ toccato al colonnello Sergio Raffa, capocentro della Direzione investigativa di Padova, aprire le audizioni, ieri pomeriggio, davanti alla Commissione parlamentare antimafia. Da Roma sono arrivati una ventina tra senatori e onorevoli, c’erano il presidente Beppe Pisanu del Pdl, ma c’era anche Walter Veltroni e Giuseppe Lumia del Partito democratico.
«Siamo a Venezia per approfondire la nostra conoscenza sull'attività delle mafie italiane nel territorio del Veneto. Sappiano che le mafie qui non hanno messo radici, ma che hanno delocalizzato loro imprese criminali e stanno pericolosamente infettando l'economia legale» ha spiegato il presidente Pisanu prima di iniziare la riunione. «Sappiamo bene che la società civile del Veneto», ha aggiunto, «non è disponibile a farsi colonizzare e che è alta l'attenzione delle forze dell'ordine e della magistratura. Ma dobbiamo dire con franchezza che la minaccia mafiosa incombe su tutto il Veneto e non deve essere sottovalutata; anche i cittadini veneti devono alzare la vigilanza contro questo cancro».
La Commissione ha iniziato le audizioni nel tardo pomeriggio e dopo il responsabile della Dia ha incontrato il prefetto di Venezia Domenico Cuttaia con i vertici di Polizia, Carabinieri e Guardia di finanza. Quindi, è stata la volta del prefetto di Padova, Ennio Maria Sodano e dei vertici del capoluogo euganeo delle forze dell'ordine. Oggi, la Commissione incontrerà prima il procuratore capo di Venezia, Luigi Delpino e alcuni pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia del Veneto, quindi il procuratore di Padova Mauro Milanese e il procuratore aggiunto Matteo Stuccilli.
Il capocentro della Dia ha ricordato anche i numerosi latitanti, soprattutto siciliani e napoletani, arrestati in Veneto ed ha citato la vicenda della «Eolica del Vallo srl», la società veronese alla quale il prefetto di Verona ha annullato il certificato antimafia, facendole perdere un appalto pubblico per milioni. Una società che opera nel settore dell’energia e che faceva riferimento ad un imprenditore siciliano sottoposto a Palermo alla misura di prevenzione anti mafia e indagato in un’inchiesta della procura siciliana. Tra l’altro, la società era strettamente legata ad altre, che avevano subito trasferimenti di sedi e capitali anche in paesi off shore dopo aver acquisito finanziamenti statali.
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